Posts Tagged “elezioni europee”

Può sembrare incredibile. Siamo nel bel mezzo di una crisi globale che ha messo seriamente in discussione i dogmi del neo liberismo rampante e del capitalismo iper-finanziarizzato. Gli Stati Uniti hanno eletto un Presidente schiettamente, apertamente e magnificamente “di sinistra”, che fa della rivoluzione verde, del pacifismo e della difesa della mddle class i suoi punti di riferiento. Nonostante questo la vecchia sinistra della vecchia Europa arretra quasi dappertutto.

Come spesso accade  nel bel mezzo della crisi molti elettori cercano ricette di destra, di più corto respiro, certamente meno complesse e forse per questo più rassicuranti. Va notato, però, che la sinistra meno tradizionale (da Cohn Bendit in Francia ai Verdi tedeschi) aumenta nettamente i propri consensi, raccogliendo con nettezza le sfide dell’ecologia, della nuova politica energetica, della vivibilità dei centri urbani, dei diritti individuali e dell’integrazione dei migranti.

Sarebbe dunque sbagliato porsi in una prospettiva “geometrica” e chiedersi se la sinistra europea debba andare più al centro o più a sinistra. Sarebbe invece utile studiare davvero il “caso Obama”, per capire come il fronte progresista può raccogliere davvero le sfide della modernità, senza tentennamenti, lanciando messaggi chiari e innovativi, rompendo con le tradizioni più arcaiche della sinistra continentale, ma avendo il coraggio di lanciare messaggi chiari, comprensibili e non paludati.

Soprattutto bisognerrebbe smetterla di inseguire eternamente la destra, facendosi portare sul suo terreno di battaglia. Bisogna invece trovare messaggi forti da contrapporre: alla paura dello straniero dobbiamo contrapporre la bellezza di una multiculturalità ordinata, al bellicismo destrorso il coraggio del dialogo internazionale, alle smanie nucleariste di ritorno le opportunità della rivoluzione verde, ad un’etica conservatrice e retriva una laicità rispettosa delle diversità di ciascuno.

E’ ovvio: per rinnovarsi occorrono donne  e uomini nuovi. A chi ha gestito la sinistra europea (e italiana) negli ultimi anni, va chiesto con nettezza un ultimo atto di coraggio: farsi da parte.

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Eccoci in vista delle elezioni europee, ma come ci stiamo arrivando?
Tanto per cominciare l’attenzione dell’opinione pubblica, dei media, e della politica e’ tutta concentrata sui fatti privati del Presidente del Consiglio. Prima di iniziare a scrivere questo articolo ho fatto un giro sul sito del Partito Democratico, mi sono trovato di fronte alla hot news: Apicella in missione? (Vedi immagine)
home partito democratico su Apicella
Vista la situazione economica senza precedenti in cui ci troviamo, possibile che non si trovi prioritario discutere dell’Europa che vogliamo?
Inoltre, non si può certo dire che l’Unione europea goda di ottima salute, gli stop alla ratifica della costituzione e del Trattato di Lisbona hanno segnato un seria battuta d’arresto al processo di rafforzamento politico dell’Unione. Inoltre sembra che gli elettori dei paesi dell’Est non abbiano intenzione di correre alle urne, si stima un’affluenza media del 30%, anche se gran parte delle popolazioni si ritiene soddisfatta della presenza nell’Unione europea.
Questo e’ uno dei primi successi dell’Unione: che cosa sarebbe successo ai paesi dell’Est se si fossero trovati ad affrontare questa crisi fuori dall’Unione europea, costretti tra l’Occidente e l’”influente” Russia?
Per quanto ci riguarda, come avremmo potuto reggere la globalizzazione dei mercati e la successiva crisi con la vecchia Lira?
Grazie all’Unione europea possiamo affrontare una crisi come questa con una base economica forte, e senza il pericolo di instabilità politiche continentali. Scontato? non tanto visto che dopo la crisi del 1929 si arrivo’ alla Seconda Guerra Mondiale.
Se vogliamo andare a rappresentare l’Italia in Europa da europesiti credo che questi siano fatti da ripetere fino allo sfinimento! Non sono conquiste per niente scontate e vanno continuamente consolidate!
Se poi volessimo proporre anche qualcosa, ho trovato un interessante spunto leggendo una dichiarazione di Romano Prodi sugli Eurobond:

“… Li avevo proposti sul Financial Times parecchio tempo fa. Son d’accordo perché gli eurobond sono uno strumento come un altro, ma hanno un particolare: danno l’idea agli speculatori che se tenteranno di attaccare uno dei paesi, tutta l’Europa risponderà. E questo politicamente è un’altra cosa”. Oltre a fermare la speculazione, gli Eurobond come potrebbero essere investiti? Romano Prodi: “Si è parlato di alcuni grandi progetti europei, come l’economia verde. Se si indirizza il ricavato degli Eurobond in questa direzione…”.

Quindi usare uno strumento finanziario stabile e sicuro, per far ripartire l’economia continentale e dare una svolta decisiva verso un futuro piu’ eco-sostenibile. Mi sembra un interessante punto di discussione.
Abbiamo un cosi’ grande strumento politico… ma i nostri politici appaiono cosi’ piccoli.

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Dai blog di Pippo Civati e Luca Sofri

Nell’imminenza delle elezioni europee riteniamo importantissimo che la scelta delle candidature del Partito Democratico avvenga sulla base di criteri nuovi che privilegino la costruzione di una classe politica motivata e le competenze internazionali e aggiornate dei candidati rispetto ai longevi curriculum istituzionali di rappresentanti già carichi di responsabilità.

Le ragioni sono molte ed essenziali per la crescita del PD, dell’Italia e della sua rappresentanza europea.

  • Il Parlamento Europeo ha bisogno di persone attente alla modernità e ai cambiamenti internazionali, per le quali il futuro e non il passato sia un elemento decisivo della propria prospettiva politica. E di persone desiderose di impegnarsi e mettersi in gioco piuttosto che di trovare un sereno e confortevole ambito di rappresentanza. E ne hanno bisogno l’Europa, l’Italia e i suoi interessi europei.
  • Il centrosinistra italiano possiede molte nuove competenze e disponibilità che non hanno finora trovato spazio nell’esercizio della politica nazionale e per le quali la concretezza dell’attività europea sarebbe il migliore terreno di formazione e valorizzazione.
  • Il futuro del PD ha bisogno di una nuova classe dirigente, e la sua crescita politica è da molti anni assente dagli impegni dei partiti di cui è erede. E ne ha bisogno il futuro dell’Italia.
  • In tempi di delusione e insoddisfazione per le recenti vicende politiche nazionali non darebbe una buona impressione agli elettori la riproposizione come candidati al Parlamento Europeo di persone che già occupano seggi al parlamento nazionale o incarichi istituzionali di altro tipo, salvo che se ne dimettessero prima. È importante che chiunque si candidi al Parlamento Europeo assuma l’impegno di dedicarsi pienamente ed esclusivamente al suo mandato per l’intera legislatura: chi viene eletto rimanga in Europa.
  • Le elezioni europee attraggono per la natura dell’istituzione un voto di opinione e appartenenza, più che un’adesione a politiche definite o personalità specifiche. L’investimento su nomi meno noti e rodati non comporta quindi rischi di comunicazione, anzi andrebbe esattamente verso una richiesta di rinnovamento ormai molto insistente, oltre che legittima.

Avere caro il futuro dell’Europa, come si dice sempre, significa affidarne le istituzioni al futuro stesso, e non zavorrarle del passato. Noi chiediamo che queste indiscutibili ragioni orientino le scelte nella selezione delle candidature, e che guidino il Partito Democratico nella fedeltà al suo progetto.

Giovanni Bachelet, deputato del PD
Francesco Boccia, deputato del PD
Gianrico Carofiglio, senatore del PD
Giuseppe Civati, consigliere regionale del PD
Cristina Comencini, Direzione Nazionale del PD
Paola Concia, deputata del PD
Gianni Cuperlo, deputato del PD
Roberto Giachetti, deputato del PD
Sandro Gozi, deputato del PD
Pierfrancesco Majorino, capogruppo PD Comune di Milano
Teresa Marzocchi, Direzione Nazionale del PD
Matteo Renzi, Presidente della provincia di Firenze, del PD
Luca Sofri, Direzione Nazionale del PD
Salvatore Vassallo, deputato del PD

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