Posts Tagged “energie rinnovabili”

images2Presentato a Roma sarà (si spera) un utile strumento di consultazione per gli operatori – pubblici e privati che si muovono nel mondo dell’energia e delle fonti rinnovabili, e svolgerà un duplice compito: da una parte fornirà dati e informazioni, dall’altra metterà in evidenza le criticità del sistema come ad esempio l’eccessivo ricorso ai tribunali amministrativi regionali per dirimere questioni legate alla politica energetica.

http://www.pubblicaamministrazione.net/governance/news/1480/presentato-a-roma-il-codice-delle-energie-rinnovabili.html

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Obiettivi intermedi solo indicativi, non obbligatori…un modo di pensare ed agire non solo legato all’ambiente…in Italia.

Da sole24ore.com:
Ha avuto esito positivo, stamattina a Bruxelles, il negoziato a tre fra Europarlamento, presidenza di turno francese del Consiglio Ue e Commissione europea sulla direttiva per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, uno dei pilastri del pacchetto su clima ed energia che sarà al centro delle discussioni al vertice dei capi di Stato e di governo di giovedì e venerdì prossimi. Lo riferiscono fonti del Parlamento europeo.
Il relatore dell’Europarlamento, il verde lussemburghese Claude Turmes, ha accettato l’inserimento nel testo di compromesso della clausola di revisione della direttiva al 2014, come chiedeva l’Italia,e non c’è stata opposizione da parte degli altri gruppi politici, secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa. In altre parole, il testo negoziato con il Consiglio Ue dovrebbe essere ora facilmente approvato dalla Plenaria, durante la prossima sessione di Strasburgo, dal 15 al 18 dicembre. La direttiva prevede che entro il 2020 il consumo energetico finale dell’Ue nel suo insieme sia coperto al 20% dalle fonti rinnovabili, e prescrive 27 diversi sotto-obiettivi nazionali per ciascuno Stato membro (per l’Italia il traguardo da raggiungere sarà il 17%).
La clausola di revisione approvata ieri dai ministri e confermata oggi riguarda i meccanismi di cooperazione fra gli Stati membri (ovvero la possibilità di scambiare fra loro energia prodotta con fonti rinnovabili, contabilizzandola nello paese che l’acquista). Nel 2014 si valuterà se questi meccanismi funzionano bene, o se li si debba migliorare per aumentarne l’efficacia, sempre in vista del conseguimento dell’obiettivo europeo del 20%, e a condizione che gli Stati membri conservino il controllo sui loro sistemi nazionali di incentivazione e sostegno alle energie verdi prodotte sul proprio territorio. Secondo l’interpretazione della clausola di revisione che viene data dalla presidenza di turno dell’Ue (nel caso specifico rappresentata dal ministro francese dell’Ecologia, Jean-Louis Borloo) e dal relatore del Parlamento europeo, Claude Turmes, la clausola non potrà intaccare nè l’obiettivo europeo del 20%, nè i sotto-obiettivi nazionali assegnati a ciascuno Stato membro per il 2020 e giuridicamente vincolanti. Il testo di compromesso, tuttavia, come voleva l’Italia, prevede che gli obiettivi nazionali intermedi siano solo indicativi e non obbligatori.
L’associazione europea dell’industria eolica (Ewea) ha commentato entusiasticamente l’accordo, affermando in una nota da Bruxelles che «oggi è stato cambiato il futuro dell’energia dell’Europa», e che l’Ue «si conferma come leader della rivoluzione energetica di cui ha bisogno il mondo».
L’accordo con l’Europarlamento sulle rinnovabili rende ora un po’ più facile l’impresa in cui è impegnata la presidenza di turno francese, mirante a garantire un accordo politico dei Ventisette su tutto il pacchetto clima/energia entro la fine dell’anno, e possibilmente già durante il vertice dei capi di Stato e di governo che si terrà giovedì e venerdì a Bruxelles. Fra tutte le proposte sul clima, finora, oltre a questa direttiva solo un altro trilogo (negoziato a tre, ndr) con il Parlamento europeo è andato a buon fine, quello sul regolamento che limiterà le emissioni di CO2 dalle autovetture.
Restano, invece, diversi punti controversi nelle due direttive «Ets» ed «Effort Sharing» sulla riduzione obbligatoria delle emissioni di gas serra, riguardanti rispettivamente la nuova borsa dei diritti di emissione per i settori industriali, e gli obiettivi nazionali per gli altri settori (agricoltura, trasporti, servizi, turismo ed edifici). Difficile si preannuncia anche l’accordo fra Europarlamento e Consiglio Ue sul finanziamento pubblico dei 12 progetti pilota di installazioni per la cattura e lo stoccaggio geologico del CO2 (Carbon Capture and Storage, Ccs): gli Stati membri sembrano intenzionati ad accordare solo poco più di un quinto di quanto chiede l’Assemblea di Strasburgo.

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Da www.ansa.it

«ROMA – Il Parlamento toglierà la “retroattività” dalla norma che introduce modifiche al bonus fiscale del 55% sugli interventi di risparmio energetico. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti durante un’audizione alla Camera».

Chissà che anche la protesta che ha iniziato a correre su internet non abbia influito sulla retromarcia.

Ma visto che il decreto è firmato dallo stesso ministro Tremonti, non ci poteva pensare prima? Una svista? Oppure ci ha provato?

Comunque non c’è molto da festeggiare:  la retroattività “salta”, ma la norma rimane per il futuro…

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Leggendo ieri le prime dichiarazioni del cosiddetto dream team economico scelto da Obama, mi sono imbattuto in frasi del tipo: le nostre priorità sono la scuola, la sanità e le energie rinnovabili…
Esattamente in linea con il governo italiano.
Polemica facile e semplicistica.
Ma certo, se dietro al piano economico USA si intravvede una chiara idea di futuro, quale futuro ci suggeriscono la manovra varata ieri e i precedenti 5 anni di governo Berlusconi?
Le risposta e’ troppo facile.
Fortunamente qualche idea alternativa fa capolino anche in Italia. Oggi per esempio, su lavoce.info, un interessante e concreto articolo di Tito Boeri, Entrare in un circolo virtuoso? Si puo’.
Non sono un economista, ma voglio aggiungere qualche idea. Credo che spendere massicciamente soldi in energie rinnovabili, come si appresta a fare il  prossimo governo USA, sia un grande investimento in infrastrutture, in ricerca e per il futuro.
Altra piccola considerazione, ricordo che quando frequentavo l’università di Firenze, i miei amici che studiavano fisica mi raccontavano che la loro facoltà era piena di soldi, perché riceveva dal Ministero della Difesa vagonate di soldi per ricerche con ricadute nel campo militare.
Perché non dirottare quei soldi per qualche ricerca che ci garantisca un futuro?
Perché non si propone questo discorso a livello europeo, la ricerca militare la si faccia, ma a livello europeo, spendendo meno soldi e meglio. In questo modo si libererebbero risorse da impiegare nella ricerca per avere energie pulite più vantaggiose, mezzi di trasporto eco sostenibili, un trattamento più efficiente dei rifiuti…
Altra piccola idea: il mondo dell’auto e’ in crisi? si prospettano licenziamenti e casse integrazioni? bene ad aiuti alle case automobilistiche, ma solo in cambio di mezzi di trasporto innovativi ed eco sostenibili.
Solo un po’ di idee, idee che possono apparire ingenue ed utopiche, ma che si appoggiano alla ventata di novità che arrivano da oltre oceano, che fino a qualche mese sembravano impossibili.

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Pare sia da un po’ di giorni che Chicco Testa, nella vana speranza di vendere copie del suo nuovissimo libretto sull’energia nucleare, infesti i programmi di intrattenimento televisivo sparando a zero sulle energie alternative. Ora se in qualche caso le sue osservazioni sulla selvaggia conquista delle terre del Sud Italia da parte dei soliti speculatori dell’energia posso essere del tutto condivisibili, spiace vedere che lo stesso Testa effettua da anni ciò che critica con veemenza in questi giorni.

Ed effettivamente, a parte la carica di Presidente delle Metropolitane romane attuale, pochi sanno che il Chicco, novello promotore del nucleare, compare come socio nel gruppo Aledia S.p.A. al quale sono collegate altre società di cui pure è socio che, guarda caso, si occupano di progettazione, promozione e installazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile: non sarà anche questo, dopo Rete4 e Berlusconi alla Camera, un altro bel caso di conflitto di interessi?

Non sarà il caso, per riportare la discussione a Terni, di indagare quanti conflitti di interessi ci sono nella nostra provincia?

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