Posts Tagged “governo Berlusconi”

Ogni volta che questo governo piccona il nostro fragile equilibrio politizo-istituzionale-sociale, mi vado a fare un giro sul Giornale.it, voglio leggere i commenti che lascia una bella fetta d’Italia, quella che ha eletto questo governo. Ci vado con le migliori intenzioni, ve lo giuro! vorrei davvero capire se ci sono degli aspetti positivi che non colgo! Ci deve essere una motivazione sensata se questi ci mettono tutte queste energie! se Berlusconi continua ad essere cosi’ apprezzato!
Beh, non andateci sul Giornale.it,  troverete solo il modo di deprimervi ancora di piu’!
Alessandro

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Un paio di osservazione sulla cruciale manovra economica che il governo sta varando.

Equità
Tra le misure più sbandierate c’è il taglio alle pensioni di invalidità. D’ora in poi avrà diritto alla pensione di invalidità chi è invalido almeno all’80%. È importante osservare che non si sta  togliendo la pensione a falsi invalidi, tanto meno si sta rimuovendo un privilegio ad una ricca casta,  ma si sta togliendo la pensione e l’assistenza a persone spesso non autosufficienti! Si scarica la crisi sulle persone più deboli della società.

Idee per lo sviluppo
In tutta la manovra non c’è una riga che parla di sviluppo, non c’è un’idea di futuro, non c’è una proposta economica, fosse anche a costo zero. Sono più di due anni che Tremonti guida il tesoro, e  ora sembra addirittura avere il potere di guidare il governo, ciononostante non riesce ad inserire una sola proposta economica innovativa in tutta la manovra.

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grazie_italiaChissà che cosa avrà regalato Berlusconi alla fresca diciottenne Noemi, di certo lui si e’ fatto un bel regalone: le frequenze del digitale terrestre.

20 giorni fa Corrado Calabrò, presidente della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha emesso un comunicato stampa dove viene stabilito come verranno assegnate le 21 reti nazionali in tecnica DVB-T.

La delibera sul dividendo digitale prevede che quattro canali siano dati a Rai, quattro a Mediaset, tre a Telecom Italia, due a ReteA e uno a Europa TV. Quanto ai restanti cinque canali, alcuni dettagli portano a pensare che a Rai e Mediaset sarà assegnato un ulteriore canale a testa. Restano quindi solo tre canali su cui sarà effettuato un beauty contest limitato a operatori televisivi.

Questo significa che le frequenze, che faranno la fortuna delle televisioni del fututo, saranno assegnate senza che lo stato chieda un soldo! Vi ricordate i soldi che vennero incassati dalla stato grazie alla vendita delle frequenze (sola) dell’UMTS?

Perché’ lo stato non mette all’asta le ben più’ appetibili frequenze del digitale terrestre? se non altro per recuperare i soldi spesi nelle ultime finanziarie del precedente governo Berlusconi per il bonus per l’acquisto del decoder.

Nel resto d’Europa i governi stanno mettendo all’asta le frequenze, e per aumentare la competizione invitano a partecipare anche gli operatori di telefonia mobile e i provider internet.

In un periodo dove lo stato e’ alla disperata ricerca di soldi, si regalano le licenze ai più’ grandi veicolatori di pubblicità!

Ecco una bella pagina di economia berlusconiana.

Per approfondimenti:

Autorità per le garanzie nelle comunicazioni COMUNICATO STAMPA
SE LO STATO NON VUOLE INCASSARE IL DIVIDENDO DIGITALE di Tommaso Valletti

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Il fresco direttore generale della RAI e’ uno di quei personaggi di cui e’ giusto iniziare a parlare.

“Pensavo che in Rai fosse stato nominato un direttore generale e non un Grande Inquisitore. Il professor Masi si è insediato a viale Mazzini il 6 aprile e in soli 7 giorni lavorativi ha nell’ordine: messo sotto inchiesta Annozero, sospeso Vauro e inviato al giudizio del Comitato etico dell’azienda per una puntata di Report, dedicata alla Social card, che, a quanto sembra, non era piaciuta al ministro Tremonti. Torquemada sarebbe stato più cauto”

è questa la reazione del consigliere di amministrazione di Viale Mazzini Nino Rizzo Nervo (nominato dal Pd).

Chi e’ Mauro Masi:

Mauro Masi ha una carriera bipartisan: è stato capo di gabinetto di Massimo D’alema, nel precedente governo, mentre Silvio Berlusconi lo ha nominato segretario di Palazzo Chigi. Nato a Civitavecchia, sposato e padre di due figli, Masi si è laureato in giurisprudenza nel 1977 e si è diplomato, l’anno successivo, alla scuola di direzione aziendale della Bocconi di Milano, in gestione e controllo dell’attività bancaria. Nel 2000 ha preso anche il diploma alla Harvard Law School.

Entrato in Banca d’Italia nel 1978, Masi ha lavorato nella sede milanese alla Vigilanza bancaria. Dal 1988 al 1990, ha ottenuto il distacco presso la presidenza del Consiglio dove è stato nominato consigliere per la comunicazione economica (capi di governo Giulio Andreotti e Ciriaco De Mita). Il ministro del Tesoro, Lamberto Dini lo ha poi nominato capo della segreteria particolare, direttore dell’ufficio stampa e suo portavoce.
Quando Dini è diventato premier lo ha portato con sè a Palazzo Chigi affidandogli l’incarico di direttore dell’ufficio stampa. Nel 1996, nominato capo del Dipartimento per l’Editoria, è stato parte attiva nella stesura delle leggi sul diritto d’autore, sull’editoria e sui nuovi punti vendita dei prodotti editoriali.
Tra una docenza e un premio come miglior comunicatore, nel 1999 il nuovo dg Rai è diventato commissario straordinario della Siae, la società degli autori e degli editori che Masi ha riportato in attivo in poco tempo. E’ stato quindi nominato vicesegretario generale della presidenza del Consiglio nel secondo governo Berlusconi. Nel maggio 2006 Massimo D’Alema, vicepremier, lo ha voluto con sè come capo di Gabinetto.

Nel 2008, tornato Berlusconi a Palazzo Chigi, Masi venne nominato segretario generale della presidenza del Consiglio e nuovamente capo del dipartimento dell’Editoria. Oggi, l’approdo in Rai come direttore generale. (fonte Repubblica.it)

Con un curriculum cosi’, come non aspettarsi che in RAI accada “… di tutto di più” … e considerando l’aria che tira:

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PORETTI (PD). Signor Presidente, colgo l’occasione per chiederle formalmente di rivedere la decisione in merito all’improponibilità dell’emendamento 7.104, che potrebbe anche essere collocato in un altro luogo. Nell’ottica di avere una legge chiara, vorrei chiedere all’Aula di esprimersi e di votare a favore dell’emendamento 7.104, che prevede che il medico può disattendere le dichiarazioni anticipate, dopo aver sentito però non solo il fiduciario, ma anche il Santo Pontefice.

PRESIDENTE. Senatrice Poretti, l’emendamento 7.104 è improponibile perché si riferisce ad un Capo di Stato straniero.

PORETTI (PD). Non credo davvero che si possa parlare di un Capo di Stato estero, perché è il capo, evidentemente, di questo Parlamento! (Proteste dal Gruppo PdL).

VOCI DAL GRUPPO PdL. Vergogna!

PORETTI (PD). Se preferite, proponiamo Bagnasco! (Proteste dal Gruppo PdL).

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chi  onora gli scranni di montecitorio

Riconoscete il parlamentare che sta onorando gli scranni di Montecitorio?

Ieri e’ stata approvata una risoluzione del radicale Marco Cappato, che proponeva la pubblicazione sul web delle presenze in aula e commissione dei parlamentari europei. La risoluzione e’ passata a grande maggioranza. Ma c’e’ stata una bella fetta di deputati del PDL che ha votato contro. La nostra destra di governo non finisce mai di soprendere, le contraddizione politiche sono sempre piu’ sorprendenti. Forse Brunetta non sara’ felice dell’esempio fornito dai sui compagni di partito in Europa. E Berlusconi? probabilmente non fa i sondaggi sulle questioni europee, non sono cosi’ rilevanti per l’opinione pubblica di massa.

Che paese surreale:

  • siamo il paese con i parlamentari Europei  con la piu’ bassa percentuale di presenze.
  • allo stesso tempo e’ un parlamentare italiano a presentare una mozione per pubblicare le presenze
  • i parlamentari del PDL che appartengono ad una destra di governo, la quale nelle questioni interne sta usando il “pugno di ferro” contro i fannulloni, in Europa vota contro una simile mozione

Ogni volta che qui in Olanda cerco di raccontare l’Italia, taglio corto e chioso: siamo un paese pieno di contraddizioni…

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garibaldi_36049 In Senato è stato appena approvato un emendamento all’articolo 1 della legge delega Brunetta in materia di pubblica amministrazione, che suona più o meno così: “Il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi volti a (…)  una più efficace organizzazione delle procedure concorsuali su base territoriale (…)  da garantirsi  mediante specifiche disposizioni del bando, con riferimento al luogo di residenza dei concorrenti, quando tale requisito sia strumentale all’assolvimento dei servizi altrimenti non attuabili o almeno non attuabili con identico risultato“.

Siamo, cioè, alla regionalizzazione dei concorsi. Se il Comune di Varese dovesse pensare, ad esempio, che un vigile urbano di Napoli non può svolgere la mansione con identico risultato di quanto farebbe un lùmbard, nel bando di concorso potrà favorire i propri residenti rispetto agli altri italiani.

E’ una piccola cosa, ma segna una prima crepa nell’unità nazionale. Praticamente le limitazioni allo spostamento dei lavoratori tra gli Stati dell’Unione, vengono clamorosamente reintrodotte all’interno di uno Stato nazionale. Il tutto per evitare che i “terroni” occupino i posti di lavoro nelle pubbliche amministrazioni del Nord (ma i bresciani possono andare a Reggio Calabria per prendere il titolo di avvocato, vero ministra Gelmini?).

In fondo la questione setterntrionale, tanto cara anche ai nostri Chiamparini e ai fanatici dell’assurda proposta del PD del Nord (ma sì, balcanizziamoci un altro po’: ne abbiamo proprio bisogno!) è tutta in questo coacervo di egoismo gretto e di insofferenza, espressa dalla parte più ricca del Paese, che non ne può più di accollarsi i bisogni e le esigenze di un’altro pezzo di Italia, che ha tornato a sentire estraneo e lontano.

E la risposta del PD? Ovviamente abbiamo votato contro l’emendamento, facendo anche qualche intervento in dichiarazione di voto. Spero però che, a causa di questa norma, il voto sull’intero provvedimento sarà fermamente contrario (ma temo che così non sarà).

Magari anche noi abbiamo l’esigenza di “avere insegnanti più legati al territorio ed espressione dello stesso”, come ha sostenuto una pur brava senatrice del PD. E in fondo il provvedimento è figlio di quella stessa grettezza e di quel provincialismo che fa sostenere ai nostri amministratori locali che l’università a Terni serve per non far andare i nostri bardascitti a studiare fuori dalla Conca. Ognuno a casa sua. E tutti più contenti.

Perché, in fondo,  respiriamo anche noi quell’aria di provincialismo gretto che si respira in Italia. In Italia…Sempre che di Italia, ormai, si possa più parlare.

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Non mi piace segnalare su questo blog inchieste come questa di P. Gomez e M. Lillo su l’Espresso. Non fanno parte di un discorso costruttivo per questo partito e per questa nazione. Ma se quello che si legge e’ vero, sono qui a domandarmi: ma perche’, quando in Italia si parla di televisioni, le cose sono sempre peggio di quanto uno si possa immaginare?

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Leggendo ieri le prime dichiarazioni del cosiddetto dream team economico scelto da Obama, mi sono imbattuto in frasi del tipo: le nostre priorità sono la scuola, la sanità e le energie rinnovabili…
Esattamente in linea con il governo italiano.
Polemica facile e semplicistica.
Ma certo, se dietro al piano economico USA si intravvede una chiara idea di futuro, quale futuro ci suggeriscono la manovra varata ieri e i precedenti 5 anni di governo Berlusconi?
Le risposta e’ troppo facile.
Fortunamente qualche idea alternativa fa capolino anche in Italia. Oggi per esempio, su lavoce.info, un interessante e concreto articolo di Tito Boeri, Entrare in un circolo virtuoso? Si puo’.
Non sono un economista, ma voglio aggiungere qualche idea. Credo che spendere massicciamente soldi in energie rinnovabili, come si appresta a fare il  prossimo governo USA, sia un grande investimento in infrastrutture, in ricerca e per il futuro.
Altra piccola considerazione, ricordo che quando frequentavo l’università di Firenze, i miei amici che studiavano fisica mi raccontavano che la loro facoltà era piena di soldi, perché riceveva dal Ministero della Difesa vagonate di soldi per ricerche con ricadute nel campo militare.
Perché non dirottare quei soldi per qualche ricerca che ci garantisca un futuro?
Perché non si propone questo discorso a livello europeo, la ricerca militare la si faccia, ma a livello europeo, spendendo meno soldi e meglio. In questo modo si libererebbero risorse da impiegare nella ricerca per avere energie pulite più vantaggiose, mezzi di trasporto eco sostenibili, un trattamento più efficiente dei rifiuti…
Altra piccola idea: il mondo dell’auto e’ in crisi? si prospettano licenziamenti e casse integrazioni? bene ad aiuti alle case automobilistiche, ma solo in cambio di mezzi di trasporto innovativi ed eco sostenibili.
Solo un po’ di idee, idee che possono apparire ingenue ed utopiche, ma che si appoggiano alla ventata di novità che arrivano da oltre oceano, che fino a qualche mese sembravano impossibili.

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Su Repubblica.it di oggi si legge che il ministro dell’Economia Tremonti si appresta a fare la voce grossa sulle tariffe autostradali, vi cito il pezzo:

Autostrade. Verso un cambiamento delle tariffe
Autostradali. Che sarà legato agli investimenti che le
Concessionarie saranno in grado di realizzare. Tremonti, ricordando che nei prossimi giorni, infatti, ci sarà lo sblocco da parte del Cipe di uno stock di investimenti di 16 miliardi di euro, annuncia che “nei prossimi giorni un meccanismo di strutturazione delle tariffe che faccia ripartire gli investimenti sulle autostrade subordinando per una volta tanto le tariffe all’effettività degli investimenti”.

Giorni fa vidi una bella puntatata di Report sulla questione Alitalia (grazie internet),  dove Milena Gabanelli raccontava i possibili intrecci di interessi tra il governo e gli imprenditori della CAI. Sul sito di Report é possibile consultare il testo della puntata, vi cito il passo:

Milena Gabanelli in Studio:
Quel che sappiamo é che la nuova convenzione sulle tariffe datata 6 giugno 2008 fatto con decreto scavalcando il CIPE, permette a Benetton, per 30 anni,  di aumentare il pedaggio senza essere vincolato agli investimenti fatti, quindi alla qualitá del servizio.

Ne consegue che quello che propone Tremonti giá esisteva.
Investigando un po’ si trova poi che L’Antitrust il 4 Luglio ha inviato un parere negativo sul decreto del 6 giugno.
Non riesco a capire come sia andata a finire questa storia. Figuriamoci se riesco capire come andrá a finire il proclama di Tremonti.
Mi auguro che l’opposizione battagli su questo come sulle altri temi cruciali del paese invece di parlare “AL VENTO CHE CAMBIA”.

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