Posts Tagged “innovazione”

Debora Serracchiani ha sciolto le riserve, appoggiando quello stesso Franceschini sulla cui gestione fu assai critica nell suo primo intervento pubblico.

Comprendo il suo timore, anche se una sua candidatura (al di là delle possibilità di vittoria) avrebbe smosso positivamente le acque. Capisco assai meno l’endorsement per Franceschini e le critiche troppo velenose a Bersani. Il titolo del suo prossimo instant book (“Il coraggio che manca”) offre solo un pizzico di involontario sarcasmo a questa storia.

Qualcuno saprà interpretare la voglia di cambiamento, di chiarezza e di rigore che migliaia di simpatizzanti e militanti avrebbero riversato sulla Serracchiani?

Ignazio Marino, forte dei consensi derivanti dal suo bell’intervento al Lingotto, ci sta seriamente pensando, stando a quanto riferisce la sua pagina facebook.

Ritengo che sarebbe un ottimo candidato, capace di rappresentare “plasticamente” la parte migliore del Paese: speriamo che al dottor Marino non manchi il coraggio, di cui davvero abbiamo molto bisogno…

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Può sembrare incredibile. Siamo nel bel mezzo di una crisi globale che ha messo seriamente in discussione i dogmi del neo liberismo rampante e del capitalismo iper-finanziarizzato. Gli Stati Uniti hanno eletto un Presidente schiettamente, apertamente e magnificamente “di sinistra”, che fa della rivoluzione verde, del pacifismo e della difesa della mddle class i suoi punti di riferiento. Nonostante questo la vecchia sinistra della vecchia Europa arretra quasi dappertutto.

Come spesso accade  nel bel mezzo della crisi molti elettori cercano ricette di destra, di più corto respiro, certamente meno complesse e forse per questo più rassicuranti. Va notato, però, che la sinistra meno tradizionale (da Cohn Bendit in Francia ai Verdi tedeschi) aumenta nettamente i propri consensi, raccogliendo con nettezza le sfide dell’ecologia, della nuova politica energetica, della vivibilità dei centri urbani, dei diritti individuali e dell’integrazione dei migranti.

Sarebbe dunque sbagliato porsi in una prospettiva “geometrica” e chiedersi se la sinistra europea debba andare più al centro o più a sinistra. Sarebbe invece utile studiare davvero il “caso Obama”, per capire come il fronte progresista può raccogliere davvero le sfide della modernità, senza tentennamenti, lanciando messaggi chiari e innovativi, rompendo con le tradizioni più arcaiche della sinistra continentale, ma avendo il coraggio di lanciare messaggi chiari, comprensibili e non paludati.

Soprattutto bisognerrebbe smetterla di inseguire eternamente la destra, facendosi portare sul suo terreno di battaglia. Bisogna invece trovare messaggi forti da contrapporre: alla paura dello straniero dobbiamo contrapporre la bellezza di una multiculturalità ordinata, al bellicismo destrorso il coraggio del dialogo internazionale, alle smanie nucleariste di ritorno le opportunità della rivoluzione verde, ad un’etica conservatrice e retriva una laicità rispettosa delle diversità di ciascuno.

E’ ovvio: per rinnovarsi occorrono donne  e uomini nuovi. A chi ha gestito la sinistra europea (e italiana) negli ultimi anni, va chiesto con nettezza un ultimo atto di coraggio: farsi da parte.

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fibreottiche2Viene presentato oggi al pubblico della Camera la bozza definitiva del Ddl del PD: banda larga in tutta Italia entro il 2012, accesso aperto alla rete, libertà di software.
I firmatari del testo sono i senatori del PD Vincenzo Vita e Luigi Vimercati.
Sembra un buon testo e un buon punto di partenza.
Vincenzo Vita su Punto Democratico afferma che

“Questo testo va letto in controluce come una vera proposta alternativa di governo – spiega Vita – Un’alternativa alla linea antica e autoritaria che ritiene che quando un fenomeno nuovo risulta non controllabile sia meglio censurarlo”.

Per quanto riguarda il software open-source Vita usa uno slogan che condivido:

“Non è solo la solita questione di Linux contro Microsoft: se davvero il software è l’alfabeto del nuovo millennio deve essere aperto. Cosa accadrebbe se l’alfabeto italiano fosse coperto da royalty?”.

Interessante anche il modo in cui il testo e’ nato:

“Io e il mio collega Vimercati – spiega il senatore Vita – ci siamo buttati in questa avventura mesi addietro assieme ad un gruppo di giovani giuristi preparati: abbiamo fatto la scelta di mettere in Rete il testo prima di depositarlo, e stiamo raccogliendo numerose osservazioni sia positive che critiche”.

Il percorso parlamentare inizierà il 22 aprile, sono proprio curioso di vedere come il nostro parlamento affronterà un tema cosi’ complicato.

Maggiori informazioni su:

http://unaleggeperlarete.wordpress.com/
La Rete è sinonimo di libertà
Ci vuole una legge per la Rete

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di-girolamo-150x1501Università, innovazione, ricerca: le tre direttrici dello sviluppo. Questo il tema del programma televisivo “Terni Siamo Noi” promosso dall’associazione CittAperta. Al dibattito, coordinato dal giornalista Alberto Tomassi, intervengono Cecilia Cristofori, docente universitario facoltà Scienze Politiche, Andrea Terenzi, ingegnere, ricercatore Centro europeo per le nanotecnologie dei polimeri, sen. Leopoldo Di Girolamo, parlamentare del Partito Democratico. “Terni Siamo Noi” andrà in onda questa sera su Tele Galileo, venerdì 13 marzo, alle ore 22.30 e, in replica, domani alle 15.45 e alle 21.

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imagesDal 49 al 46 posto secondo il Rappporto del  World Economic Forum (consultabile anche in modo interattivo per facilitare comparazioni…) 2008 – 2009.

Ci troviamo dietro nazioni del calibro di Barbados e Giordania. Rallegriamoci possiamo ancora peggiorare: il campione era di 134 nazioni.

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11904758f99Il 2009 è l’ anno europeo della creatività e dell’innovazione.

Che dire…ci diamo una mossa anche in Umbria e soprattutto a Terni?

dal sito della Commissione europea:

L’Europa deve stimolare la sua capacità di creare ed innovare, per ragioni tanto sociali quanto economiche. È per questo che la Commissione ha adottato oggi una proposta diretta a far dichiarare il 2009 “Anno europeo della creatività e dell’innovazione”. La decisione, che spetta al Consiglio e al Parlamento europeo, sarà presa nei prossimi mesi.

Il mondo moderno mette l’accento su un utilizzo più efficiente della conoscenza e su uno sviluppo rapido dell’innovazione. Richiede quindi una moltiplicazione delle forze creative in tutta la popolazione. In una società della conoscenza caratterizzata dalla diversità culturale, le persone hanno in particolare bisogno di qualifiche e di competenze che le metta in grado di abbracciare il cambiamento come un’occasione da cogliere e di aprirsi a nuove idee. L’insegnamento e la formazione sono, a tale riguardo, fattori determinanti.

Secondo il commissario europeo all’istruzione e alla cultura Ján Figel’, l’Anno europeo della creatività e dell’innovazione sarebbe “un mezzo d’azione efficace, poiché permetterebbe di sensibilizzare l’opinione pubblica, di divulgare informazioni sulle buone pratiche, di stimolare l’insegnamento, la ricerca, la creatività e l’innovazione, nonché di promuovere il dibattito ed il cambiamento. Associando misure a livello comunitario, nazionale, regionale e locale, l’Anno europeo può generare sinergie e contribuire ad orientare il dibattito su questioni precise.”
La Commissione non propone di assegnare all’Anno europeo della creatività e dell’innovazione un bilancio specifico, in quanto ritiene che esso possa essere organizzato utilizzando i programmi comunitari esistenti e le risorse amministrative già previste. Per coinvolgere tutti I soggetti che potrebbero essere interessati, la Commissione invita gli Stati membri a designare coordinatori nazionali che potranno collaborare attraverso un comitato direttivo ristretto istituito a livello dell’UE.

Le attività dell’Anno europeo dovrebbero essere anzitutto dirette ad instaurare un ambiente propizio alla creatività e all’innovazione e a fare di tali questioni una priorità politica di lunga durata. Per esempio, occorrerebbe privilegiare l’insegnamento di un’ampia gamma di materie, fra cui la matematica, le scienze, l’informatica e altre tecnologie. Attirare l’attenzione sulla creatività attraverso queste competenze dovrebbe stimolare la capacità di risolvere i problemi e l’uso pratico delle conoscenze e delle idee. Dovrebbero essere prese in considerazione tutte le forme d’innovazione, anche quelle nel settore sociale e nel mondo delle imprese.

Occorrerebbe anche prestare la dovuta attenzione alla creazione artistica e all’innovazione culturale come strumenti importanti di comunicazione tra i popoli europei e come prolungamento dell’attuale Anno europeo del dialogo interculturale.
L’Anno europeo della creatività e dell’innovazione è un’iniziativa trasversale che include non soltanto l’istruzione e la cultura, ma anche altri settori, come quelli dell’impresa, dei media, della ricerca, delle politiche sociali e regionali, dello sviluppo rurale. Esso dovrebbe prevedere campagne d’informazione e di sensibilizzazione, la promozione delle buone pratiche, l’organizzazione di dibattiti, riunioni e conferenze e il sostegno di un’ampia gamma di progetti a livello regionale, nazionale ed europeo.

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Ho perso il conto…ma quanti sono/saranno “ingabbiati” in questi giorni? Predicozzi alla Ezio Mauro a parte condivido il fatto che il PD si debba seriamente interrogare (e rapidamente!) sia sulla moralità pubblica che sull’innovazione politica. Ed aggiungo che, senza vestirmi di abiti giustizialisti o populisti nè volermi far male a tutti i costi, generalmente chi ha la responsabilità politica di rappresentare un’organizzazione nei marosi DEVE essere messo in discussione.

Che ne pensate?

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 Il 6 marzo è stata organizzata da Confindustria la Giornata della Ricerca e dell’Innovazione.

Il convegno ha concentrato l’attenzione sugli scenari di sviluppo dell’economia e della ricerca, sulle politiche e sui servizi per sostenere l’impegno del Paese verso una nuova crescita basata sulla conoscenza e sull’innovazione a 360°.

E’ emerso un quadro drammatico: sui 30 Paesi OCSE siamo 23esimi per spesa in ricerca sul PIL(l’1,1% !!! – con una spesa dell’industria in ricerca pari solo allo 0,2% - contro il 2,3% ed il 2,6% di Germania e Francia) ed abbiamo appena 2,8 ricercatori ogni 1000 abitanti generalmente pagati molto male e con percorsi di carriera “campati in aria”.

“Se gli altri Paesi hanno il raffreddore, noi abbiamo la polmonite” ha sentenziato Montezemolo che punta l’obiettivo di arrivare nel 2011 ad una spesa per innovazione al 2% e per il 2015 al 3%.

Confindustria rilancia quindi proponendo 5 misure:

1) credito di imposta dal 10% al 20% automatico per la ricerca svolta all’interno delle imprese

2) incentivi statali per 10 anni per la ricerca privata

3) ampliamento del credito di imposta automatico del 40% sulle commesse che le imprese danno agli istituti pubblici di ricerca e le università

4) aumento da 5 a 6 dei filoni strategici

5) aumento del 5% annuo dei finanziamenti alla ricerca pubblica

Strade percorribili ma a mio avviso mettendo mano seriamente anche ad una completa riforma dell’Università (basta con una ogni campanile) e della valutazione della ricerca e una governance della ricerca e sviluppo dall’architettura più semplice ed in grado di supportare più efficacemente le PMI italiane.

Suggestiva la suddivisione di stampo anglosassone proposta da Pombeni sul Messaggero in “Università di istruzione” ed “Università di ricerca” che salverebbe l’esigenza di moltiplicare le sedi difronte ad una domanda molto estesa di qualificazione a livello universitario senza però porre qualsiasi Ateneo sullo stesso piano per cui bisogna dargli gli stessi mezzi di quelli dove si fa una ricerca di qualità e di livello internazionale…

A proposito dello stato della ricerca in Italia segnalo l’interessante contributo del Prof. Battiston, docente di Fisica Generale dell’Università di Perugia, “Ricerca scientifica: alcune considerazioni sul caso italiano” pubblicato sull’ultimo numero di AUR&S del quale condivido sia la lucida analisi che le conclusioni (oltre il simpatico modo di affrontare il delicato argomento). Spesso però mi capita, approcciando il tema da un’ottica di sviluppo locale, di domandarmi (ed in questo mi scuso per la rozza banalizzazione volutamente provocatoria!!!) se tutta la ricerca di base abbia la stessa dignità di finanziamento e sostegno.

Brutalmente: una ricerca su Leopardi o sulle tradizioni culturali delle popolazioni dell’Appennino deve essere sostenuta quanto una su di una sperimentazione su di un polimero o su di una cellula staminale?

Non è il caso di cominciare a finanziare prevalentemente attività che abbiano una ricaduta potenzialmente spendibile (tornando all’esempio di prima una ricerca su Leopardi per la costruzione di un parco letterario che generi occupazione in un territorio)?

In questo modo però quale è il confine ammissibile tra ricerca di base “curiosity driven” e ricerca applicata in un contesto sempre più “a risorse zero”?

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