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mondinsieme_2007_logo_mani_500pxConsigli  e suggestioni non per gli acquisti ma di informazione/formazione per i futuri amministratori ed i loro staff:

1)  Dal 21 al 23 gennaio 2009 a Modena si terrà la prima edizione di ParteciP.A. il salone della Democrazia Partecipativa.

Workshop formativi, presentazione di esperienze partecipative e un Convengo basato sullo schema dell’Open Space Technology per permettere l’incontro e la discussione tra operatori, amministratori e professionisti.

Tante città hanno attivato percorsi di partecipazione…da noi non se po’ fa?

2) Perchè non ipotizzare come hanno fatto 13 realtà italiane (Venezia, Trento, Bolzano, Trieste, Genova, Bologna, Ravenna, Roma, Napoli, Lamezia Terme, Palermo, Catania e Torino) di realizzare un Urban Center? Gli urban center sono una realtà operativa in molte grandi città e in forte espansione sul territorio nazionale. Sorti per volontà degli Enti Locali (nella quasi totalità dei casi i Comuni) hanno lo scopo di istituire, promuovere e comunicare processi decisionali legati alla rigenerazione delle aree, avvicinando i cittadini ai temi della trasformazione urbana, coinvolgendo gli addetti ai lavori e ampliando la base di condivisione e consenso dei processi di trasformazione. A fianco di questa attività (principale e comune a tutti gli urban center), vengono affiancate altre legate alle peculiarità dei singoli territori, quali le attività di accompagnamento nei progetti, di monitoraggio, di realizzazione dei piani strategici.

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folla.gif Si possono reinventare le città?

Una domanda affascinante posta in una serie di Forum dall’Associazione culturale Indisciplinarte e dal Giornale dell’Umbria nell’ambito del progetto TERNI 2019 .

Ritengo che la risposta possibile (ed auspicabile) sia SI a patto di puntare sull’elemento trasversale ed aggregatore della cultura come infrastruttura del territorio e soprattutto che il livello politico – amministrativo coinvolga la comunità locale attraverso processi decisionali inclusivi.

La teoria economica più recente ci dimostra infatti che << le realtà urbane di medie e piccole dimensioni tornano a nuova vita grazie alla loro capacità di organizzare le relazioni a livello locale aprendosi al globale (sviluppo locale infatti non significa localismo autarchico!)…perché le idee ed i servizi si producono, processano, scambiano e vendono…>> (Arzeni, Oecd) e che il fuoco degli investimenti deve essere posto sia sulla valorizzazione degli aggregati di competenze originari di un territorio, sia sulla costruzione di un contesto attrattivo per il radicamento di quella c.d. “nuova classe creativa” di lavoratori che alimenta il processo di innovazione locale.

Tutti però devono sentirsi parte della produzione di conoscenza del territorio. Perché la libertà – partecipazione di Gaber dovrebbe tradursi anche in SVILUPPO.

Ma ciò può verificarsi solo se il nostro approccio con i vari problemi da affrontare superi una logica di tipo NIMBY – Not in my Back Yard (ossia il “Si faccia. Ma da qualche altra parte”) in favore di una logica PIMBY – Please in my Back Yard (Si faccia. A certe condizioni) salvaguardando in un colpo solo risultato dell’intervento, processo decisionale adottato e sostenibilità ambientale perseguita. Interessante a proposto l’intervista di forumpa.it a Patrizia Ravaioli Presidente dell’Associazione Pimby che ha stilato un vero e proprio Manifesto in merito.

L’operazione di audit della comunità locale può essere condotta con diverse tecniche (questo vale a maggior ragione all’interno dei vari soggetti organizzati come i partiti politici!), ognuna della quali adatta in relazione a particolari condizioni del contesto: Metaplan, OST, EASW, GOPP, Focus Group, Action Planning, Camminata di Quartiere, Brainstorming, Search Conference, Giurie dei Cittadini, bilancio partecipativo…tutte tecniche già entrate nella prassi comune all’estero (in particolare nel centro-nord Europa) ed in qualche caso testate nelle realtà più illuminate in Italia, dove i vari Consigli regionali – Toscana a parte – certo non si precipitano a scrivere leggi sulla partecipazione.

Una buona lettura in tal senso è “A più voci” di L.Bobbio Edizioni Scientifiche Italiane del 2004.

A più voci

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