Posts Tagged “PD”

Vi consiglio di vedervi questa iniziativa del PD sull’immigrazione. È questa la politica che vogliamo!

Iniziativa del Forum Immigrazione Pd dal 1 al 4 luglio (organizzata nell’ambito della Festa dell’Unità di San Giovanni – Roma)

oppure su radio radicale:

http://www.radioradicale.it/scheda/306936/i-nuovi-italiani-chi-nasce-in-italia-e-italiano

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cara amica, caro amico,

domenica e lunedì si voterà per le elezioni amministrative.
Io ti chiedo di votare, naturalmente, e di far votare Partito Democratico.

Innanzitutto perché penso che la gente sia orgogliosa dell’autonomia della propria regione e non accetterebbe un presidente che va a giurare nelle mani dell’imperatore così come hanno fatto tutti i candidati del centrodestra con Berlusconi.

Penso poi che sia l’ora di mandare una letterina a questo governo, una letterina un pò brusca, per dirgli che le cose così non vanno, che non possiamo stare per anni e per sempre sui problemi suoi, senza poter affrontare i problemi nostri, i problemi dei cittadini.

Infine penso che sia ora di far votare Partito Democratico, perché mi pare che stiamo dimostrando di voler essere il partito della democrazia, del lavoro e dei grandi temi sociali.

Siamo il partito che mette il lavoro al primo posto, il partito che crede a una scuola pubblica aperta a tutti e crede a una sanità pubblica aperta a tutti, che vuole rivolgersi al Paese con poche e chiare parole: lavoro, serietà, onestà, regole.

Per fare attorno a queste parole un’altra Italia.

Bersani

Pier Luigi Bersani
Segretario Nazionale del Partito Democratico

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Siamo giunti quasi alla fine di questo lungo percorso che ci portera’ alla scelta del nuovo segretario del partito. Due mesi fa la candidatura di Ignazio Marino era poco piu’ di una scommessa, ma basta vedere questi due video che allego, per capire quanta strada ha fatto la mozione Marino e quanto sia stato importante il contributo della mozione alla vita del congresso. Continuiamo a rilanciare questa bellisima sfida, andiamo a votare per la mozione Marino domenica 25 ottobre!

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E’ con grande piacere che faccio questo post citando i discorsi dei tre candidati alla segreateria del Partito Democratico. Dopo aver riassaporato la politica vera nei congressi di circolo, oggi un altro importante passaggio di politica vera. I tre candidati hanno avanzato proposte importanti e rivitalizzanti per il nostro partito.
Peccato che sia durato solo lo spazio di una mattina…

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marino Da molti anni si parla in Italia di “merito” e di “meritocrazia” come di un rimedio in grado di guarire una parte dei mali del paese e di proiettarlo verso il futuro. Esponenti politici e governativi non perdono occasione per proclamare la necessità di valorizzare il merito a tutti i livelli, scarsamente creduti e ascoltati ormai con indifferenza e stanchezza dai cittadini. Intanto lo Stato salva le aziende in difficoltà con i soldi pubblici (Alitalia), predispone condoni fiscali, protegge le corporazioni e le rendite, alimenta una visione clientelare e assistenzialista della cosa pubblica; l’unico merito riconosciuto e premiato non è quello di essere più bravi degli altri, ma quello di essere più furbi degli altri. Perché allora si dovrebbe dare credito a Ignazio Marino, che fa del riconoscimento del merito uno dei pilastri del suo programma? Perché dovrebbe essere diverso dagli altri? Perché dovremmo credere che sia davvero intenzionato a cambiare e che riesca a cambiare ciò che in Italia non è mai cambiato per anni e anni, addirittura per secoli?

Se ci riuscirà ovviamente non è dato saperlo; si può però ritenere che egli abbia, più di altri, l’intenzione di provarci. Prima di farne un punto del suo programma, Marino ha vissuto la meritocrazia in prima persona, l’ha messa in pratica e ne ha fatto lo strumento che lo ha portato ad affermarsi come chirurgo di successo negli Stati Uniti. Ne ha conosciuto e apprezzato il valore e i benefici. Egli inoltre proviene da un campo, quello della medicina e della ricerca scientifica, nel quale gli enormi vantaggi della valorizzazione del merito (per tutta la collettività) sono assolutamente evidenti. Può quindi permettersi più di altri di parlare di questo tema con un minimo di credibilità. È vero che sulla meritocrazia non è forse il caso di farsi troppe illusioni: i grandi cambiamenti di cultura e di mentalità non si verificano da un anno all’altro e non basta una legge a determinarli. Forse dovremmo rassegnarci ad accettare il fatto che la meritocrazia non fa parte del DNA degli italiani (o meglio, della maggior parte degli italiani), per ragioni che affondano le loro radici molto indietro nella storia. I migliori continueranno a lasciare il paese, perché altro non possono fare, e il paese continuerà ad andare avanti come meglio può, collocandosi su una linea di confine tra le nazioni sviluppate e quelle sottosviluppate. Ma i danni di questo stato di cose sono enormi, a livello culturale e soprattutto economico, in un mondo dove la competizione è sempre più spietata. Se si vuole provare a mantenere l’attuale livello di benessere, si deve fare in modo che i migliori restino qui da noi; non si può pensare che tanto, in qualche modo, si riuscirà comunque ad andare avanti. Provare a credere in una pur minima possibilità di cambiamento, aggrapparsi ad una pur tenue speranza, è anzitutto una necessità. Questa possibilità e questa speranza oggi, nelle parole di Ignazio Marino, assumono un significato nuovo e si sostanziano di una concretezza umana ed intellettuale difficili da reperire altrove nell’attuale scenario politico, anche di centrosinistra.

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Ignazio_Marino_in_SenatoLa difesa della laicità è uno dei punti qualificanti del programma di Ignazio Marino. Come egli stesso sottolinea, la laicità è un metodo; non è una risposta ai problemi, ma la via più adatta per trovare delle risposte che sappiano tutelare al meglio gli interessi di ognuno. Essa presuppone una disponibilità serena ed obiettiva al confronto e al dialogo, senza la presunzione di avere ragione a priori, al fine di giungere ad una sintesi che consenta al singolo individuo di godere della massima libertà di scelta possibile nel rispetto delle libertà altrui, evitando ogni abuso o sopraffazione e ogni forma di costrizione. Laicità significa che le scelte e le convinzioni di alcuni, anche se sono in maggioranza, non possono e non devono essere imposte a tutti, a meno che non vi sia un interesse collettivo da tutelare; a maggior ragione non possono essere imposte a tutti le convinzioni di una minoranza, magari nel nome di valori non negoziabili. Il tema della laicità è stato più volte usato per attaccare la candidatura di Ignazio Marino, sia dal fronte cattolico, accusandolo di “laicismo” o addirittura di “deriva laicista”, sia dal fronte laico, rimproverandogli il fatto che non si può guidare un partito portando avanti solo questo tema (e forse rischiando di compromettere un possibile accordo con i cattolici centristi).

In effetti, in una democrazia funzionante la laicità non dovrebbe essere un obiettivo da raggiungere o un tema su cui confrontarsi; dovrebbe essere il presupposto ineliminabile di ogni dibattito, un metodo accettato in partenza da chiunque voglia entrare nell’agone politico. In democrazia non possono trovar posto valori assoluti e non negoziabili, se non quello della democrazia stessa (come insegna Zagrebelsky). Che la situazione in Italia sia molto diversa da quella di una democrazia liberale matura è sotto gli occhi di tutti. Il problema non è tanto quello dell’ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nella vita politica; quest’ingerenza c’è ed è fortissima, ma tuttavia può essere considerata alla stregua di un’attività di lobbying che, per quanto pressante, è pur sempre accettabile nell’ambito delle dinamiche democratiche (né si può negare alla Chiesa il pieno diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni). Il problema, oggi, è rappresentato dal comportamento di ampi strati della classe politica italiana, soprattutto di centro e di centrodestra, i quali (per garantirsi il pieno appoggio del Vaticano e magari per farsi perdonare alcuni provvedimenti non graditi, come quelli in materia di sicurezza e di immigrazione) su determinate questioni concernenti i diritti civili individuali sono pronti a far propri i diktat vaticani e a trasformarli in legge dello stato, sono pronti a sposare e a difendere i punti di vista della Chiesa cattolica con cieca assolutezza e senza alcun discernimento critico, ostentando un ossequio prono. Una classe politica che in questo modo si rivela priva di senso dello Stato, estranea ai valori liberali e ai principi democratici, ignara del significato della parola libertà. Di fronte a questo modo di concepire la politica, la difesa della laicità, e quindi delle libertà civili, è un dovere irrinunciabile, un’urgenza pressante e non differibile.

Un altro aspetto della questione è quello che riguarda il dibattito interno al PD. Anche in questo caso non è accettabile che la difesa di determinati valori da parte di una minoranza (in sé assolutamente legittima e fonte di ricchezza per il dibattito politico) si trasformi in un arroccamento su posizioni non negoziabili e pretenda di condizionare il comportamento di tutto il partito. Laddove sia impossibile raggiungere una mediazione soddisfacente, è inevitabile e giusto che la posizione del partito sia quella della maggioranza dei suoi componenti, anche ricorrendo, nei casi più delicati e importanti, ad una consultazione tra tutti i suoi elettori. “Laicità significa che quando si considera chiuso il dibattito, e si è presa una decisione nell’interesse di tutti, si accetta quella decisione sentendosi vincolati e sostenendola con onestà” (Mozione Marino, pag. 16, MozioneMarino.pdf).

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marino-logo-1

Dopo l’annuncio della sua candidatura a segretario del Partito Democratico, la figura di Ignazio Marino è stata lasciata un po’ in ombra sui media e nel dibattito politico nazionale, almeno rispetto agli altri due candidati principali, Franceschini e Bersani. Tutto questo era in fondo prevedibile e conferma il ruolo di outsider di Marino rispetto alle gerarchie e agli equilibri interni al partito. Tuttavia la novità e il significato della sua candidatura meriterebbero di imporsi con più attenzione agli occhi dell’opinione pubblica. In Italia si parla da molti anni della necessità di un rinnovamento e di un ricambio all’interno della classe politica. Ebbene, Marino è, a tutti gli effetti, un uomo nuovo. È vero che il rinnovamento di per sé non è sempre e necessariamente un fatto positivo ed è vero che anche Franceschini e Bersani incarnano un’idea di ricambio, se non altro perché finora non hanno mai ricoperto ruoli di vertice. Tuttavia la “diversità” di Marino è lampante e salta agli occhi. La sua vicenda biografica parla chiaro. In un paese dove la perdita di fiducia dei cittadini nei confronti della politica e dei suoi rappresentanti è uno dei problemi più seri, soprattutto a sinistra (ripeto, soprattutto a sinistra), Marino può rappresentare la risposta giusta e la carta vincente da giocare. La sua faccia, le sue idee, il suo modo di parlare e di proporsi possono costituire una risposta all’antipolitica, una risposta più convincente ed efficace rispetto a quella di persone che, per pensiero e formazione, rinviano a un’idea di politica più tradizionale e quindi richiamano anche quei difetti (autoreferenzialità, distanza dalla società e dai suoi problemi, mancanza di trasparenza, incapacità di innovare e di guardare al futuro) che alla politica, soprattutto da sinistra, vengono rimproverati. Il fenomeno popolare e mediatico di Beppe Grillo (della cui improvvisata proposta di candidatura si è molto parlato sui media, ben più che di Ignazio Marino) rappresenta una risposta sbagliata e poco seria ad un’istanza reale e serissima, che sale da ampi strati della società: la domanda di una classe politica nuova, onesta, preparata, in grado di rispondere alle sfide attuali e future. Su un piano diverso, la stessa improvvisa popolarità di Debora Serracchiani dimostra quanto sia forte il desiderio di volti nuovi all’interno del PD. Ignazio Marino è una persona nuova, “altra” rispetto alla figura del politico tradizionale, ma allo stesso tempo è un uomo serio, convincente, concreto, non populista e non improvvisato, come dimostrano la sua storia personale e i traguardi raggiunti, prima ancora che il suo programma e le sue idee. La sua attività politica, così come i suoi interventi pubblici, sono stati sempre improntati alla massima chiarezza e sorretti da un pensiero lucido e coerente, concentrato soprattutto sulle tematiche di sua diretta competenza (com’era giusto che fosse). Mi rendo conto che, nell’Italia e nel PD di oggi, immaginare Marino segretario del partito e, un domani, a capo del governo del paese possa apparire alquanto idealistico e velleitario, un’illusione senza speranza. Si tratta però di una possibilità così vera e autentica di cambiamento, così densa di significato (nel panorama desolante dell’Italia del 2009), che credo valga la pena di provarci con tutte le forze. “Non vinceremo mai se attaccheremo un po’ di più o un po’ di meno il nostro avversario politico, ma vinceremo quando sapremo convincere gli italiani che siamo radicalmente diversi da lui e che le nostre idee sono più utili per ogni persona e per tutta la comunità” (www.ignaziomarino.it/wp-content/uploads/allegati/mozionemarino.pdf).

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pd Pur ribadendo che è preferibile non tesserarsi on-line, ma è meglio farlo direttamente presso i circoli, segnalo a chi si sia già tesserato on-line e abbia problemi a ritirare la tessera presso il proprio circolo, che è possibile ritirare la tessera presso il coordinamento provinciale, che deve garantire il diritto all’iscrizione.

PROCEDURE A GARANZIA DEL TESSERAMENTO

Delibera n. 5 del 7 luglio 2009

Al fine di garantire a tutti i livelli la corretta attuazione delle procedure per le iscrizioni on line di cui ogni coordinamento provinciale è responsabile nel proprio territorio la Commissione nazionale delibera che tutti coloro che hanno fino ad oggi attivato le procedure – attraverso il sito nazionale PD – per la iscrizione on line – nonché tutti coloro che lo faranno nei prossimi giorni – in caso di difficoltà o impedimenti a ritirare la tessera presso il circolo territoriale o di ambiente, possono recarsi presso il coordinamento provinciale che deve garantire il diritto alla iscrizione, il suo perfezionamento, il rilascio della tessera entro e non oltre il 21 luglio 2009

Roma 7 luglio 2009 ..Approvato all’unanimità

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burnshand Dalla discussione sul ddl in materia di sviluppo delle imprese e di energia.

SANGALLI (PD). “Al contrario, avremmo dovuto lavorare per ricostituire il nucleare italiano partendo dalla ricerca, seguendo le traiettorie del nucleare di quarta generazione e cercando di patrimonializzare quel poco o molto che è rimasto all’industria energetica nazionale riguardo alla capacità di progettare e proporre innovazione in materia”.

BUBBICO (PD).”Sul nucleare abbiamo detto parole molto precise, molto chiare, e riconfermiamo quella nostra preoccupazione. Vorremmo che si tornasse a discutere partendo dalle obiezioni che abbiamo formulato in quest’Aula e che non sono contestabili in alcuna misura”.

Quindi il Pd intende lavorare per ricostruire il nucleare italiano, pur di quarta generazione? O quantomeno vorrebbe tornare a discuterne, pur partendo dalle proprie obiezioni?

Ecco un tema su cui si deve discutere al congresso. Quale dovrà essere la politica energetica italiana? Vogliamo investire davvero nella green economy, come stanno facendo gli Stati Uniti, o ci limitiamo agli slogan? Qual’ è la posizione dei candidati segretari sul nucleare? Come ci poniamo di fronte alla volontà espressa da milioni di italiani al referendum?

Mi auguro che al congresso se ne parli in maniera chiara e si prendano delle decisioni, spiegandone i motivi e assumendosene la responsabilità. E che alla fine sia a tutti comprensibile e chiara la posizione del PD su un tema così cruciale.

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untitledFassino critica sul Riformista il candidato alla segreteria del PD Ignazio Marino definendo la sua impostazione “laicista” e parlando poco dopo di «forme di integralismo laicista». Ma che significa “laicista”? Secondo lo Zingarelli 2006 il “laicismo” è la «tendenza ideologica che sostiene la piena indipendenza del pensiero e dell’azione politica dei cittadini dall’autorità ecclesiastica», nonché l’«atteggiamento di chi si oppone a ingerenze della gerarchia ecclesiastica negli affari civili». Secondo il De Mauro on line è la «corrente di pensiero che rivendica l’autonomia dello stato dall’autorità ecclesiastica sul piano politico, sociale e culturale» e l’«atteggiamento di chi è laico, di chi intende essere consapevolmente indipendente da scelte aprioristiche e da dogmi religiosi, etici, ideologici, ecc». Perché allora essere laicisti, cioè sostenere la piena indipendenza dell’azione politica dei cittadini dall’autorità ecclesiastica, dovrebbe essere motivo di critica o di censura o essere individuato come un elemento di debolezza? Non dovrebbe essere la condizione normale di ogni uomo politico, addirittura una condizione necessaria, almeno finché sarà vigente il primo comma dell’articolo 7 della Costituzione («Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani»)? E cosa sarebbero poi le “forme di integralismo laicista”?

In realtà, “laicismo” e “laicista” hanno assunto negli ultimi tempi una connotazione fortemente negativa, quasi spregiativa, sono diventati, soprattutto da parte di chi difende le posizioni delle gerarchie cattoliche, una sorta di arma da scagliare contro chi la pensa diversamente, per accusarlo di assenza di valori morali, di indifferenza etica o, come dicono alcuni, di “relativismo”. Un’arma pesante ed efficace, soprattutto perché rende difficile ogni replica da parte dell’interessato, non sostanziandosi in una critica specifica su un oggetto determinato, ma limitandosi ad una generica accusa di amoralità, talvolta di anticlericalismo, comunque di sorda indifferenza o di pervicace ostilità nei confronti delle idee e dei valori dei credenti (accusa particolarmente ridicola nel caso di Marino). Spiace che a una persona intelligente come Fassino siano sfuggite quelle parole. Più in generale, però, sarebbe opportuno escludere dal dibattito politico le parole “laicismo” e “laicista” (con i loro vari scivolamenti semantici e le sfumature più o meno negative che hanno assunto). Se si vuole criticare qualcuno per le sue posizioni su temi particolarmente sensibili e controversi (fine vita, coppie di fatto, personalità giuridica dell’embrione, per citare solo alcuni esempi), lo si faccia entrando nel merito delle questioni, argomentando le proprie idee e confutando quelle altrui; in questo modo l’interessato avrà modo di replicare, di chiarire le sue posizioni e – perché no? – di avviare un dialogo e un confronto costruttivi che magari permettano di giungere ad una mediazione nobile. Mettiamo da parte l’accusa di “laicismo”, che favorisce solo la contrapposizione pregiudiziale e la demonizzazione delle idee altrui. Diamo per scontato (anche se spesso così non è) che tutti gli attori del dibattito politico riconoscano la reciproca indipendenza dello stato dall’autorità ecclesiastica e confrontiamoci, anche aspramente, sul merito dei problemi, sia all’interno del PD che nel dialogo con gli altri partiti e le altre forze sociali. Credo che Ignazio Marino ne sarebbe ben felice.

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