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pd marino Avevo 17 anni e mi ero appena iscritto alla Sinistra giovanile, quando il segretario di sezione interruppe la mia sudata versione di greco per dirmi: “C’è il congresso del PDS: voti per D’Alema o per Veltroni?”. Era il 1994: un giovane Bill Clinton era da poco entrato alla Casa bianca, Kohl e Mitterand guidavano la politica europea, Internet era una neonata invenzione che incuriosiva solo qualche appassionato.

Sono passati 14 anni: Gli Stati Uniti hanno fatto in tempo a cambiare tre Presidenti, Kohl si gode in pace la pensione, la vita senza il Web ci sembrerebbe semplicemente impensabile. Quanto a me, ho messo i capelli bianchi e non saprei più distinguere un aoristo mediopassivo da un ferro da stiro.

Forse per questo motivo quando ho sentito che, ancora una volta, nell’anno del Signore 2009, si sarebbe aperta una sfida tra veltroniani e dalemiani per conquistare la segreteria del Pd ho avuto un mancamento. La massima gattopardesca può essere dunque rinnovata: i nomi dei partiti cambiano, per fare in modo che i cognomi dei dirigenti rimangano gli stessi.

Poi però ho capito che si può fare qualcosa. Anzi, ho capito che si deve fare qualcosa. E ho deciso di sostenere la candidatura di Ignazio Marino.

Qualcuno accusa Ignazio Marino di parlare solo di laicità: non è così, ma  confesso che se anche fosse, sentire qualcuno che di questi tempi combatte per l’autodeterminazione dell’individuo e l’uguaglianza dei diritti è un piacere che disperavo di provare.

Ignazio Marino parla anche di meritocrazia e può farlo oltrepassando oltre ogni finta retorica, perché sa quanta fatica costi conquistarsi un ruolo di eccellenza nella propria professione, sudando sui libri e trovando il coraggio di trascorrere 20 anni all’estero, per tenere alto il nome della scienza italiana nelle più prestigiose università americane.

Parla di nuove generazioni e di precariato e lo fa insieme ad una squadra di giovani determinati che non si accontentano di un ruolo da mascotte, ma vogliono ridare voce ad una generazione costretta a sostenere in silenzio tutto il peso della crisi del nostro sistema di produzione e di consumo.

Ha il coraggio di dire, a costo di risultare impopolare, che in fatto di immigrazione e di respingimenti in mare le regole vanno rispettate, ma che la prima regola in un Paese civile è il rispetto profondo della persona umana, quale che sia il colore della sua pelle e il grado della sua disperazione.

Da uomo di scienza, conosce il valore degli studi di ricercatori come Carlo Rubbia sulle energie rinnovabili e sa che il ritorno al nucleare voluto dall’attuale Governo è una scelta miope che va contrastata con nettezza.

Se Silvio Berlusconi (parafrasando Gobetti) rappresenta l’autobiografia di una parte della nazione, Ignazio Marino, con il suo rigore, la sua etica, il suo temperamento riservato e deciso, rappresenta plasticamente l’altra parte dell’Italia, che oggi si sente quasi soffocare in un Paese che stenta a riconoscere.

Per questo è necessario fare un gesto di libertà e responsabilità, recandosi entro l’21 luglio nel circolo più vicino alla propria residenza per ritirare la tessera del PD.

Così sarà possibile partecipare al Congresso e consentire, con il proprio voto, ad Ignazio Marino di partecipare alle primarie. Dobbiamo essere in tanti per ottenere il cambiamento. Contiamoci per contare, diamoci una chance e sosteniamo una candidatura coraggiosa.

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imagesHo apprezzato il discorso di Marino. Che stimo come persona. 

La Serracchiani non mi ha mai convinto fino in fondo. Le sue parole di comune buon senso (almeno le prime, che tanti di noi avrebbero voluto dire in un simile palcoscenico) denotano però tutto l’impasse nuovistico che tiene in stallo il PD da quello sciagurato ottobre.

Avverto il bisogno di un partito organizzato. Nè nuovo nè vecchio. UN PARTITO.

Di luoghi di discussione e confronto reali, dove si vota e si decide.

Il ”ragazzo” su cui punto è solido. Si chiama Pierluigi.

Repubblica

Sole 24 Ore

 Il VIDEO dell’intervento

 
 
 

 

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Debora Serracchiani ha sciolto le riserve, appoggiando quello stesso Franceschini sulla cui gestione fu assai critica nell suo primo intervento pubblico.

Comprendo il suo timore, anche se una sua candidatura (al di là delle possibilità di vittoria) avrebbe smosso positivamente le acque. Capisco assai meno l’endorsement per Franceschini e le critiche troppo velenose a Bersani. Il titolo del suo prossimo instant book (“Il coraggio che manca”) offre solo un pizzico di involontario sarcasmo a questa storia.

Qualcuno saprà interpretare la voglia di cambiamento, di chiarezza e di rigore che migliaia di simpatizzanti e militanti avrebbero riversato sulla Serracchiani?

Ignazio Marino, forte dei consensi derivanti dal suo bell’intervento al Lingotto, ci sta seriamente pensando, stando a quanto riferisce la sua pagina facebook.

Ritengo che sarebbe un ottimo candidato, capace di rappresentare “plasticamente” la parte migliore del Paese: speriamo che al dottor Marino non manchi il coraggio, di cui davvero abbiamo molto bisogno…

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i_marino debora-serracchiani

O ticket Serracchiani-Marino…

Nell’un caso o nell’altro, insieme sarebbero capaci di sbancare le primarie del PD.

E di rappresentare la parte migliore dell’Italia, stanca della mediocrità berlusconiana.

Che dite, è solo un sogno?

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IgnazioMarino1A volte basta poco per essere convincenti. Basta essere razionali e coerenti, appassionati senza troppa retorica e convinti delle proprie idee e delle proprie emozioni. Basta avere il coraggio di dire che chi non crede nell’uguaglianza dei diritti se ne può anche restare a casa. Basta avere la forza di dire che è una vergogna ricacciare dalle nostre cose navi cariche di disperati, senza avere pietà nemmeno per le giovani ragazze incinte che su quegli stessi barconi finiscono per morire nell’indifferenza generale.

Basta avere la voglia di ricordare che un partito di sinistra non può non farsi carico della vita infame a cui costringiamo migliaia di lavoratori precari (non solo giovani) e che insieme alla questione settentrionale bisognerebbe ricordarsi che un Paese civile non può obbligare migliaia di persone ogni anno ad attraversare la penisola verso nord per avere un’assistenza sanitaria decente.

Il futuro del PD non può prescindere da persone come Ignazio Marino, che rappresentano con grande dignità (parola assai rara in questi tempi cupi) la parte migliore dell’Italia.

Speriamo che il Congresso sia l’occasione per far emergere le migliori intelligenze che può vantare il PD: perché l’intelligenza tout court – non solo quella politica – dovrebbe tornare ad essere considerata un valore.

Sono convinto che un ticket con la Serracchiani darebbe davvero al PD la possibilità di rappresentare la parte migliore del Paese.

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La Direzione Nazionale del Partito Democratico ha approvato il regolamento che stabilisce tempi e modi cpartitodem.jpgon i quali il Partito Democratico arriverà all’elezione del nuovo segretario del Partito Democratico con la Convenzione Nazionale dell’11 ottobre e le primarie che si terranno il 25

…lo commentiamo insieme?

Vai al Regolamento

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Che danno sugli schermi del Partito Democratico a pochi mesi dal congresso, dopo aver incassato con classe una discreta batosta elettorale (il 26%, del resto, non si può chiamare altrimenti…)?

In cartellone c’è un classico, neanche troppo d’essai. E’ “L’eterna sfida all’OK Corral”, con Massimo D’Alema e Walter Veltroni, avvinghiati in una lotta senza fine, senza quartiere e senza costrutto, che dura ormai da quando avevamo i pantaloni corti. E ancora oggi, bolsi e sdruciti come Mickey Rourke in “The Wrestler”, suonati da un quindicennio di sconfitte, recitano per una platea sempre più stanca la replica ammuffita del loro scontro.

don camillo L’unica novità offerta dal copione è che questa volta i due contendenti, non potendo metterci la faccia appesantita dalle troppe disfatte, si apprestano ad una lotta per interposta persona. Ed ecco profilarsi lo scontro a dire il vero poco titanico (salvo legare l’aggettivo all’idea di una nave che affonda) tra Franceschini “Monsignore ma non troppo” e l’ex trinariciuto Bersani, con la possibilità di un terzo incomodo, che molti scommettono essere Chiamparino “terzo uomo”, pronto a portare sul campo di battaglia niente poco di meno che la questione settentrionale (massì, copiamo un altro slogan alla Lega, che porta fortuna!).

Cresce lo sgomento al botteghino, fredda la critica, semplicemente raggelato il pubblico. E allora c’è rimasto qualcosa o qualcuno in cui sperare? Si dà il caso che la storia si diverta a scegliere in modo beffardo i suoi protagonisti (sarà per questo, come si sa, che la storia dà i brividi…).

E un giorno abbiamo visto una giovanile signora con meno di quarant’anni (qualcuno direbbe una “giovane”), alzarsi in piedi in un dibattito e dire: “La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!” A seguire: 92 minuti di applausi, un impazzimento generale nella rete, un gruppo di fan su Facebook da far concorrenza ad Obama e un’elezione a suon di preferenze al Parlamento europeo. Fantozzi_Corazzata_Potemkin

Debora Serracchiani segretaria del PD: ecco un film che varrebbe la pena di vedere. Il plot è classico ma avvincente, con la giovane e preparata avvocatessa che, in nome di una generazione tenuta ai margini del potere in ogni campo, sfida la gerontocrazia e, spinta dall’entusiasmo di migliaia di coetanei che si contagiano sul web, vince le primarie del Partito Democratico. Lo so che somiglia molto ad un recente successo hollywoodiano (“Indovina chi va alla Casa Bianca?”), ma se ha funzionato in America, perché non dovrebbe funzionare qui?
Insomma, per rispondere alle sollecitazioni di Roberto e di altri amici: perché non proviamo a ripartire da Debora? Che ne pensate?

debora

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Può sembrare incredibile. Siamo nel bel mezzo di una crisi globale che ha messo seriamente in discussione i dogmi del neo liberismo rampante e del capitalismo iper-finanziarizzato. Gli Stati Uniti hanno eletto un Presidente schiettamente, apertamente e magnificamente “di sinistra”, che fa della rivoluzione verde, del pacifismo e della difesa della mddle class i suoi punti di riferiento. Nonostante questo la vecchia sinistra della vecchia Europa arretra quasi dappertutto.

Come spesso accade  nel bel mezzo della crisi molti elettori cercano ricette di destra, di più corto respiro, certamente meno complesse e forse per questo più rassicuranti. Va notato, però, che la sinistra meno tradizionale (da Cohn Bendit in Francia ai Verdi tedeschi) aumenta nettamente i propri consensi, raccogliendo con nettezza le sfide dell’ecologia, della nuova politica energetica, della vivibilità dei centri urbani, dei diritti individuali e dell’integrazione dei migranti.

Sarebbe dunque sbagliato porsi in una prospettiva “geometrica” e chiedersi se la sinistra europea debba andare più al centro o più a sinistra. Sarebbe invece utile studiare davvero il “caso Obama”, per capire come il fronte progresista può raccogliere davvero le sfide della modernità, senza tentennamenti, lanciando messaggi chiari e innovativi, rompendo con le tradizioni più arcaiche della sinistra continentale, ma avendo il coraggio di lanciare messaggi chiari, comprensibili e non paludati.

Soprattutto bisognerrebbe smetterla di inseguire eternamente la destra, facendosi portare sul suo terreno di battaglia. Bisogna invece trovare messaggi forti da contrapporre: alla paura dello straniero dobbiamo contrapporre la bellezza di una multiculturalità ordinata, al bellicismo destrorso il coraggio del dialogo internazionale, alle smanie nucleariste di ritorno le opportunità della rivoluzione verde, ad un’etica conservatrice e retriva una laicità rispettosa delle diversità di ciascuno.

E’ ovvio: per rinnovarsi occorrono donne  e uomini nuovi. A chi ha gestito la sinistra europea (e italiana) negli ultimi anni, va chiesto con nettezza un ultimo atto di coraggio: farsi da parte.

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Eccoci in vista delle elezioni europee, ma come ci stiamo arrivando?
Tanto per cominciare l’attenzione dell’opinione pubblica, dei media, e della politica e’ tutta concentrata sui fatti privati del Presidente del Consiglio. Prima di iniziare a scrivere questo articolo ho fatto un giro sul sito del Partito Democratico, mi sono trovato di fronte alla hot news: Apicella in missione? (Vedi immagine)
home partito democratico su Apicella
Vista la situazione economica senza precedenti in cui ci troviamo, possibile che non si trovi prioritario discutere dell’Europa che vogliamo?
Inoltre, non si può certo dire che l’Unione europea goda di ottima salute, gli stop alla ratifica della costituzione e del Trattato di Lisbona hanno segnato un seria battuta d’arresto al processo di rafforzamento politico dell’Unione. Inoltre sembra che gli elettori dei paesi dell’Est non abbiano intenzione di correre alle urne, si stima un’affluenza media del 30%, anche se gran parte delle popolazioni si ritiene soddisfatta della presenza nell’Unione europea.
Questo e’ uno dei primi successi dell’Unione: che cosa sarebbe successo ai paesi dell’Est se si fossero trovati ad affrontare questa crisi fuori dall’Unione europea, costretti tra l’Occidente e l’”influente” Russia?
Per quanto ci riguarda, come avremmo potuto reggere la globalizzazione dei mercati e la successiva crisi con la vecchia Lira?
Grazie all’Unione europea possiamo affrontare una crisi come questa con una base economica forte, e senza il pericolo di instabilità politiche continentali. Scontato? non tanto visto che dopo la crisi del 1929 si arrivo’ alla Seconda Guerra Mondiale.
Se vogliamo andare a rappresentare l’Italia in Europa da europesiti credo che questi siano fatti da ripetere fino allo sfinimento! Non sono conquiste per niente scontate e vanno continuamente consolidate!
Se poi volessimo proporre anche qualcosa, ho trovato un interessante spunto leggendo una dichiarazione di Romano Prodi sugli Eurobond:

“… Li avevo proposti sul Financial Times parecchio tempo fa. Son d’accordo perché gli eurobond sono uno strumento come un altro, ma hanno un particolare: danno l’idea agli speculatori che se tenteranno di attaccare uno dei paesi, tutta l’Europa risponderà. E questo politicamente è un’altra cosa”. Oltre a fermare la speculazione, gli Eurobond come potrebbero essere investiti? Romano Prodi: “Si è parlato di alcuni grandi progetti europei, come l’economia verde. Se si indirizza il ricavato degli Eurobond in questa direzione…”.

Quindi usare uno strumento finanziario stabile e sicuro, per far ripartire l’economia continentale e dare una svolta decisiva verso un futuro piu’ eco-sostenibile. Mi sembra un interessante punto di discussione.
Abbiamo un cosi’ grande strumento politico… ma i nostri politici appaiono cosi’ piccoli.

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Al coordinatore del I° Circolo PD di Terni
Michele Pacetti

Al coordinatore comunale del PD di Terni
Giorgio Finocchio

Al coordinatore provinciale del PD di Terni
Roberto Montagnoli

L’anno scorso, a trentotto anni e dopo anni di impegno civile nell’associazionismo, per la prima volta nella mia vita ho deciso di aderire ad un partito politico. Il Partito Democratico.

L’ho fatto perché avevo visto nel “partito nuovo” una concreta, coraggiosa e necessaria innovazione nelle forme e nei contenuti della politica italiana e nella moderna rappresentanza dei valori di uguaglianza, solidarietà, libertà, responsabilità: nel solco della originale e tuttora attualissima intuizione alla base del progetto dell’Ulivo. Avevo in particolare apprezzato il coraggio di quanti, provenienti da precedenti percorsi di militanza, avevano fatto la mia stessa scelta dando un taglio definitivo con un coriaceo passato divenuto per questo inattuale, riversando energie ed entusiasmi in un percorso condiviso e privo di steccati; privo di quelle distinzioni fra “compagni” ed “amici” divenute antistoriche e pretestuose.

Purtroppo mi sono sbagliato. Dopo i primi timidi cenni, i freni inibitori dei “soli noti” sono stati disattivati. Sono stati da alcuni riproposti – da altri tollerati, assecondati e talvolta incoraggiati – i vecchi schemi, le vecchie appartenenze, i vecchi riti: magari camuffati in nuove alleanze fra vecchie correnti, in nome di ancor più vecchi conti da regolare all’interno dei vecchi partiti. E se a livello nazionale l’abilità del politico di rango ha in qualche modo consentito di far salva la forma in simili contesti, a Terni e in Umbria non si è potuto assistere a simili raffinatezze, per motivi facilmente intuibili. Tuttavia, combattendo lo sconcerto con l’ottimismo, ho ritenuto tutto questo un fenomeno momentaneo, dovuto ad un comprensibile periodo di transizione dalle vecchie abitudini alla nuova dimensione della politica. Ed ho abbozzato.

Purtroppo mi sono sbagliato un’altra volta. Approssimandosi le scadenze elettorali per le amministrative, le aspirazioni, le velleità, il gusto del potere e in alcuni casi gli interessi concreti dei “soliti noti” e delle rispettive “corti” hanno prodotto l’abiura dei due principi fondativi il PD e innovativi la politica italiana:
la partecipazione diretta degli iscritti alle decisioni e alle scelte programmatiche in virtù della centralità attibuita ai circoli nella struttura federale del partito;
la selezione delle responsabilità di governo del partito e delle candidature ai vari livelli amministrativi e politici attraverso lo strumento delle primarie.
Tutto ciò, a dispregio degli statuti appena approvati e a smentita delle iniziali, roboanti dichiarazioni di maniera; tutto ciò, anche a dispetto del buon senso e del mero calcolo politico.

Con questa involuzione, quanti avevano (o, per meglio dire, quanti hanno “berlusconianamente” avocato a sé) il potere di decidere si sono assunti – verso gli aderenti, verso i simpatizzanti, verso il futuro del partito – la responsabilità di ridurre l’ “operazione PD” ad una sconclusionata, truffaldina e controproducente campagna di marketing politico al servizio di una ingiustificabile e strenua difesa dello statu quo: istituzionale “ma anche” personale.

Trovo davvero “singolare” la pretesa di rispondere al degrado della politica locale (eloquentemente rappresentato dal proliferare delle liste personali) e all’assedio della democrazia proditoriamente avanzato dalla destra populista, proponendo alla cittadinanza ternana una insensata e frenetica contrapposizione di non-posizioni “politiche” basate essenzialmente su esigenze e velleità personalistiche. Non-posizioni fondate talvolta sulla malintesa richiesta del riconoscimento di improbabili meriti acquisiti; talaltra, sulla pretesa ad oltranza di inaccettabili indennizzi per “anzianità di servizio”. Ma soprattutto non-posizioni prive di proposte, di riferimenti, di prospettive, di strategie, di visione, di consenso democratico, di futuro.

Le primarie erano state individuate come lo strumento in grado di vanificare simili artifici e di restituire centralità alla qualità della proposta politica: a Terni, con ipocrisia e codardia, si è deciso di affrontare il problema… cancellando la soluzione! Con l’inqualificabile risultato di rispondere nei fatti all’offensiva del “predellino” con una sterile battaglia per lo “strapuntino”. E così sono state rimangiate le buone intenzioni e le regole, pur di difendere posti al sole… e posti a tavola. Ma così facendo, si è ottenuto l’ “eccellente” risultato di offendere gravemente i cittadini democratici, ancora una volta traditi da false promesse di partecipazione e di rinnovamento e che ora dovranno essere convinti ad assecondare un consenso elettorale preteso in ragione di superiori esigenze, che personalmente fatico ad individuare al di fuori della categoria del “meno peggio”.

Preso atto che la coerenza non ha purtroppo cittadinanza nelle forme attuali di esercizio della politica, devo rilevare che neanche nel Partito Democratico in questo momento c’è spazio per le mie idee e per la mia visione di una politica autenticamente democratica: né ci sono le condizioni minime perché questo spazio possa essere reclamato.

Ciò nondimeno, ritengo indispensabile ogni tentativo volto a salvare l’idea e il progetto originario del Partito Democratico. Per questo motivo non lascio il partito, ma esercito obiezione di coscienza e doverosamente mi autosospendo. Intendo pertanto astenermi da ogni forma di partecipazione alle attività politiche ed elettorali fino al prossimo 23 giugno, facendo tuttavia una dovuta eccezione per le attività connesse al sostegno che – mi auguro – il PD vorrà dare alla partecipazione e al voto “sì” ai referendum sulla vergognosa legge elettorale per la Camera e il Senato.

Osserverò con la necessaria attenzione e la necessaria autonomia di giudizio i meccanismi di ricerca del consenso che saranno attivati, e i contenuti che – mi auguro – saranno prima o poi proposti nella campagna per le elezioni amministrative, con la consapevolezza delle ingenti responsabilità gravanti in capo a chi si candida alla guida dei comuni e della provincia: quelle di dover necessariamente garantire alla nostra comunità forme di governo locale, se non capaci di costruire le basi per un florido avvenire, almeno in grado di reggere l’urto delle drammatiche sfide che il futuro prossimo inevitabilmente riserverà anche al nostro territorio.

Dopodiché, cessati in un modo o nell’altro i feroci appetiti che hanno ottusamente prodotto questa assurda situazione, confido di poter ritrovare le condizioni per riprendere e per riparare, insieme a quanti lo riterranno necessario, la strada che ci è stato imposto di abbandonare.

Cordialmente

Terni, 5 aprile 2009

Roberto Pettorossi
aderente al Partito Democratico di Terni

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