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fibreottiche2Viene presentato oggi al pubblico della Camera la bozza definitiva del Ddl del PD: banda larga in tutta Italia entro il 2012, accesso aperto alla rete, libertà di software.
I firmatari del testo sono i senatori del PD Vincenzo Vita e Luigi Vimercati.
Sembra un buon testo e un buon punto di partenza.
Vincenzo Vita su Punto Democratico afferma che

“Questo testo va letto in controluce come una vera proposta alternativa di governo – spiega Vita – Un’alternativa alla linea antica e autoritaria che ritiene che quando un fenomeno nuovo risulta non controllabile sia meglio censurarlo”.

Per quanto riguarda il software open-source Vita usa uno slogan che condivido:

“Non è solo la solita questione di Linux contro Microsoft: se davvero il software è l’alfabeto del nuovo millennio deve essere aperto. Cosa accadrebbe se l’alfabeto italiano fosse coperto da royalty?”.

Interessante anche il modo in cui il testo e’ nato:

“Io e il mio collega Vimercati – spiega il senatore Vita – ci siamo buttati in questa avventura mesi addietro assieme ad un gruppo di giovani giuristi preparati: abbiamo fatto la scelta di mettere in Rete il testo prima di depositarlo, e stiamo raccogliendo numerose osservazioni sia positive che critiche”.

Il percorso parlamentare inizierà il 22 aprile, sono proprio curioso di vedere come il nostro parlamento affronterà un tema cosi’ complicato.

Maggiori informazioni su:

http://unaleggeperlarete.wordpress.com/
La Rete è sinonimo di libertà
Ci vuole una legge per la Rete

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Una novità epocale purtroppo passata inosservata…

CONFERENZA STAMPA

PRESENTAZIONE DEL PRIMO CIRCOLO ON-LINE

AREA LIBERAL PD

Sala Fiume – Palazzo Donini – Regione Umbria

Venerdi 13 marzo 2009

Ore 11:00

Venerdi 13 Marzo alle ore 11, presso la Sala Fiume della Giunta Regionale di Palazzo Donini – Regione Umbria – si terrà una conferenza stampa per la presentazione del primo circolo on-line umbro del Partito Democratico.

Coordina:

Franco Parlavecchio

Responsabile Regionale Area Liberal PD

Intervengono:

Stefano Fancelli

Coordinatore Segreteria Provinciale PD

Maria Pia Bruscolotti

Segretaria Regionale del PD

Gianfranco Passalacqua

Coordinatore Nazionale Sinistra Liberale

Sandro Gozi

Deputato PD

Enzo Bianco

Senatore PD e Presidente Nazionale Liberal

Fermo restando il sostegno incondizionato agli autori di questa lodevole ma – almeno diciamolo – non originale iniziativa; la leggerezza con la quale ormai vivo le vicende del sedicente Partito Democratico soprattutto a livello locale e facendomi forte dell’assenza di qualsiasi cointeressenza di carattere economico, lavorativo, edilizio, lobbistico, pseudoclericale ed  erotico-sentimentale nell’ardua prova di riconoscermi in questa malandata area politico culturale, mi impongo il divieto di farmi ulteriori domande e “mi fermo di nascosto a vedere l’effetto che fa”.

Cordiali saluti alla signora coordinatrice regionale.

A proposito di citazioni Jannacciane: qualcuno sa se ieri sera allo zoo provinciale qualcuno abbia gridato “aiuto, aiuto è scappato il leone primarino”?

Così, tanto per sapere…

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Dai blog di Pippo Civati e Luca Sofri

Nell’imminenza delle elezioni europee riteniamo importantissimo che la scelta delle candidature del Partito Democratico avvenga sulla base di criteri nuovi che privilegino la costruzione di una classe politica motivata e le competenze internazionali e aggiornate dei candidati rispetto ai longevi curriculum istituzionali di rappresentanti già carichi di responsabilità.

Le ragioni sono molte ed essenziali per la crescita del PD, dell’Italia e della sua rappresentanza europea.

  • Il Parlamento Europeo ha bisogno di persone attente alla modernità e ai cambiamenti internazionali, per le quali il futuro e non il passato sia un elemento decisivo della propria prospettiva politica. E di persone desiderose di impegnarsi e mettersi in gioco piuttosto che di trovare un sereno e confortevole ambito di rappresentanza. E ne hanno bisogno l’Europa, l’Italia e i suoi interessi europei.
  • Il centrosinistra italiano possiede molte nuove competenze e disponibilità che non hanno finora trovato spazio nell’esercizio della politica nazionale e per le quali la concretezza dell’attività europea sarebbe il migliore terreno di formazione e valorizzazione.
  • Il futuro del PD ha bisogno di una nuova classe dirigente, e la sua crescita politica è da molti anni assente dagli impegni dei partiti di cui è erede. E ne ha bisogno il futuro dell’Italia.
  • In tempi di delusione e insoddisfazione per le recenti vicende politiche nazionali non darebbe una buona impressione agli elettori la riproposizione come candidati al Parlamento Europeo di persone che già occupano seggi al parlamento nazionale o incarichi istituzionali di altro tipo, salvo che se ne dimettessero prima. È importante che chiunque si candidi al Parlamento Europeo assuma l’impegno di dedicarsi pienamente ed esclusivamente al suo mandato per l’intera legislatura: chi viene eletto rimanga in Europa.
  • Le elezioni europee attraggono per la natura dell’istituzione un voto di opinione e appartenenza, più che un’adesione a politiche definite o personalità specifiche. L’investimento su nomi meno noti e rodati non comporta quindi rischi di comunicazione, anzi andrebbe esattamente verso una richiesta di rinnovamento ormai molto insistente, oltre che legittima.

Avere caro il futuro dell’Europa, come si dice sempre, significa affidarne le istituzioni al futuro stesso, e non zavorrarle del passato. Noi chiediamo che queste indiscutibili ragioni orientino le scelte nella selezione delle candidature, e che guidino il Partito Democratico nella fedeltà al suo progetto.

Giovanni Bachelet, deputato del PD
Francesco Boccia, deputato del PD
Gianrico Carofiglio, senatore del PD
Giuseppe Civati, consigliere regionale del PD
Cristina Comencini, Direzione Nazionale del PD
Paola Concia, deputata del PD
Gianni Cuperlo, deputato del PD
Roberto Giachetti, deputato del PD
Sandro Gozi, deputato del PD
Pierfrancesco Majorino, capogruppo PD Comune di Milano
Teresa Marzocchi, Direzione Nazionale del PD
Matteo Renzi, Presidente della provincia di Firenze, del PD
Luca Sofri, Direzione Nazionale del PD
Salvatore Vassallo, deputato del PD

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di-girolamoIl sen. Leopoldo Di Girolamo interviene venerdì prossimo alla trasmissione di Tele Galileo “Terni siamo noi” condotta da Alberto Tomassi. Al dibattito televisivo che verrà trasmesso venerdì 6 marzo alle 22.30 e, in replica, sabato 7 marzo alle 15.40 e alle 21, saranno presenti i segretari generali di Cgil-Cisl-Uil di Terni Lucia Rossi, Faliero Chiappini, Gabriele Nardi.

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marziano2.gifNano nano!”

“Che fa? Offende?”

“Ma no, Nano nano è il saluto del marziano. Ti ricordi di me? “

“Sì, quel maledetto alieno scocciatore che è venuto ad assistere all’Assemblea provinciale del PD del 25 Novembre del 2007. Mbè, ora che vuoi?”

“Vorrei sapere le novità del Nuovo partito nuovo che state costruendo! Vi ho lasciati pieni di speranze e di entusiasmo. E ora come va?’”

“Domanda di riserva?”

“Dimmi almeno come sta il vostro leader. Lo ricordo osannato dalle genti, affiancato da tutti i maggiorenti del partito che gli giuravano fedeltà. Sembravano i cavalieri della tavola rotonda”.

“Che per poco non si portano via pure le sedie…”

“Eppure c’erano grandi speranze”

“Franceschini. Questo di tanta speme oggi ci resta”.

“Non capisco, ma almeno il sistema politico si è normalizzato? Il numero dei partiti è diminuito?”.

“Almeno quell’obiettivo è stato raggiunto: ci sono meno partiti.  Solo che se continuiamo così, ne resterà solo uno”.

“Ma nel nostro pianeta quella si chiama dittatura. Ricordo i tempi di Globolus V, dittatore brachimorfo dalle grandi antenne, che pretendeva di governare il Pianeta asservendo l’Assemblea planetaria ai propri voleri, ponendosi al di sopra delle leggi, reclamando per sè l’immunità e svuotando il diritto di sciopero.”

“Marziano, ce l’hai il permesso di soggiorno intergalattico? Guarda che chiamo le ronde!”

“Dimmi almeno come vanno le cose a Terni. Ricordo il vostro congresso provinciale del novembre del 2007: se non ricordo male si pensava di eleggere Roberto Montagnoli segretario provinciale ed definire la candidatura a sindaco di Leo Di Girolamo. Un giovane in gamba e un candidato onesto e capace. Poi qualcosa andò storto e una parte del gruppo dirigente del partito impedì questa soluzione…”

“Ricordi bene, antennuto seccatore. Per quasi un anno e mezzo ne sono seguiti mugugni, lotte, scontri, articoli sui giornali, dichiarazioni al vetriolo. Ma alla fine il nostro arguto gruppo dirigente ci ha tirato fuori dalle secche e proprio ora si è tenuto un nuovo congresso provinciale.”

“E quindi?”

“Quindi abbiamo eletto Roberto Montagnoli segretario ed abbiamo stabilito che Leo Di Girolamo sarà candidato a sindaco”.

“Vuoi dire che il gruppo dirigente ha passato quasi un anno e mezzo a litigare per ottenere il risultato che inizialmente voleva scongiurare? Non capisco…”

“Marziano basta! Non puoi andare a scocciare qualcun altro? Perché non vai dai sostenitori di Di Bartolo, Venturi o Baldassarre?”

“Chi sono costoro? Controllo nella mia guida alla scienza politica intergalattica: un ex assessore regionale, un ex segretario di partito e un ex consigliere comunale. Tutti provenienti dal Pci. Tutti candidati a sindaco…. Ho capito! Sono queste le famose primarie!!!!”

“Marziano, a pensarci bene… Mica hai un posto libero sull’astronave?”marziano31.jpg

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foto-veltroni3189_img1.jpg Peccato. Eravamo un partito unito su tutto. Purché non si parlasse di politica.

E’ triste commentare la fase finale di una parabola, che all’inizio ci ha visto creare questo sito e il gruppo di Punto democratico, sulle ali del nascente Pd Veltroniano, ed oggi ci vede basiti e increduli, mentre assistiamo al suicidio collettivo della sinistra italiana.

L’idea di partenza, forse, non era una cattiva idea. Non vogliamo unirci al coro dei tanti scettici dell’oggi, che dimenticano di essere stati entusiasti al tempo in cui faceva comodo. Noi ci abbiamo creduto. E non lo neghiamo.

Ora non rimane che raccogliere i cocci e cercare di capire cosa è andato storto. Al di là delle tante analisi più o meno pedestri che si possono abbozzare, la fine del PD di Veltroni (e, per coerenza, di tutti coloro che hanno appoggiato la sua segreteria) è la fine di quella che potremmo chiamare la “politica della sintesi senza dialettica”.

La fine, cioè, dell’idea che bastasse giustapporre idee e pensieri diversi, fingendo di non vedere la distanza tra le reciproche posizioni, per farli convivere senza problemi in un unico partito. Ci si è provato. E ne è scaturito il partito delle mille astensioni, incapace di prendere una qualsiasi posizione che andasse oltre il più trito buon senso.

Non so se il PD abbia ancora un senso e una prospettiva. Di certò potrà assumerla solo se al conflitto tra pensieri divergenti sia data la possibilità di esprimersi e confrontarsi dialetticamente. Facendo emergere le differenze, contandosi e prendendo una posizione netta, chiara, comunicabile.

Vale per le questioni etichie, certo, ma anche per i temi della sicurezza e per le questioni economiche. Sempre che si riesca, ad esempio, ad elaborare uno straccio di analisi che dia un senso a questa crisi e faccia uscire l’economia da una spirale conservatrice, che ha visto la terribile compressione dei salari a beneficio di rendite e profitti. Il tutto senza cadere nell’altra forma ancor più nefasta di conservatorismo, che porta a ristatalizzare tutto e a chiudersi nelle frontiere impermeabili del protezionismo.

Certo, servono idee, serve energia, servono ricerca e pensiero.

E serve un partito strutturato e dialettico, in cui ci sia posto per tanti, ma non per tutti. Un partito, ad esempio, in cui non ci sia spazio per chi nega alla radice la laicità dello Stato e l’autodeterminazione dell’individuo. Un partito in cui non ci sia spazio per i vecchi ceffi per cui la politica è solo occupazione del potere (ad ogni costo, con ogni mezzo). Un partito in cui non ci sia spazio per i tanti, troppi, che sono scesi a compromessi troppo infami e sono andati oltre i limiti della decenza e della legalità.

Caro Walter, sei uscito di scena con dignità e compostezza e questo ti va riconosciuto. Forse le speranze che hai suscitato erano troppo belle per poter reggere il peso di una realtà così amara.

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Ringraziamo il sito del PD di Terni (www.pdterni.it), in particolare Alessio Cicioni, per aver “rimediato” il testo dello Statuto Regionale (di non così facile reperibilità!!!).

Da una prima veloce lettura mi sembra che ci sia stato nella nostra Regione un bel disimpegno riguardo la questione Circoli on line, nonostante la nostra segnalazione al segretario regionale e ad altri esponenti del partito coinvolti nella gestazione statutaria.Ciò personalmente mi rammarica molto, ma è coerente con una organizzazione del Partito lasciata molto più alla buona volontà dei singoli (ed agli umori dei notabili) che ad una effettivo ragionamento di apertura, partecipazione e coinvolgimento.

Dove sono i risultati dei Forum (tipo quello sul lavoro)?

Come si fa a parteciparvi?..il forum per sua natura è un luogo di confronto e audit permanente…

Gli aggiornamenti dei siti istituzionali non possono essere lasciati ad uno sforzo volontario.

Un paio di persone in redazione devono essere retribuite e poter consentire un’interazione vera. Meno staff amministrativo e più personale 2.0 nel senso ampio, non solo virtuale.

Perchè data la difficoltà di scrivere verbali (buona l’idea dei resoconti di pdterni.it che però non basta per comprendere la varietà delle proposte) non si pensa ad un sistema di streaming delle sedute?

Perchè non si “riforma” il “galateo delle riunioni”?

Basta sedute che iniziano in ritardo e finiscono a notte fonda…e che servono solo teatralmente a stabilire pesi e contrappesi come in una macchina teatrale!

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…è piena di amici di Punto Democratico!

Citiamo tra gli altri:

Federica Cercarelli, responsabile della comunicazione (che potrà così utilizzare al meglio l’esperienza da blogger).

Gregorio Alteri, responsabile dell’organizzazione (un compito da grande vecchio, Greg…)

Emilio Giachetti, coordinatore della segreteria (il posto di chi studia da segretario, dicono i giornali)

Riccardo Giubilei, coresponsabile degli enti locali (nonché delegato alle discussioni internettiane con i compagni radicali).

Grandi felicitazioni per i nostri amici chiamati a ricoprire ruoli cardine in un momento assai delicato.

Cambiare si può. Anzi, si deve. E la loro nomina è un gran bel segnale.

In bocca al lupo!

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Alcuni stralci di un crudele articolo di Giuseppe D’Avanzo.

«Altri sono i fatti. Tra gli eletti del Pd gli under 40 (dunque, i giovani autentici) sono appena il 13 per cento e, se si allarga la forbice ai 49 anni, si arriva soltanto al 43 per cento (34 per cento in meno rispetto alla Lega, il partito – ripeto – più “antico”). Un risultato assai modesto, anche se il PD è riuscito ad abbassare in questa legislatura la media dei suoi eletti da 54 a 49 anni, un anno in meno del Partito della Libertà (50).

Se poi si guarda ai criteri di selezione o alla qualità di questa presenza giovanile, la luna diventa nera. Al contrario dei volti nuovi della Lega, non si scorge nessun radicamento nel territorio, nessun legame con la società. Paiono decisive cooptazione, fedeltà senza discussione, buona presenza mediatica.

L’avventura politica di Marianna Madia ne è il prototipo più esplicito. Ventotto anni, scelta addirittura come capolista a Roma, presentata come “economista” tra le perplessità degli economisti, avventurosamente si presentò così: “Metto al servizio del Paese la mia incompetenza”. Merito, competizione e senso di responsabilità non orientano i comportamenti e le scelte di chi governa il Partito Democratico né sollecitano quei giovani che chiedono di governarlo o almeno di contare di più, di avere più spazio e potere».
 
«Il quarto e ultimo argomento: se si guardano i numeri, la politica italiana non è priva di giovani. Anzi, è giovane. Il suo deficit è un altro.

Se si guarda al PD, è ossessionata dall’obbedienza, disinteressata alle competenze spendibili liberamente. È dominata dalla prudente ragione del primum vivere che orienta da sempre i maturi di ogni partito e ora anche gli acerbi dell’ultimo partito nato. E’ una politica che non conosce il conflitto.

Il conflitto vero sulle questioni reali (non le cerimonie mediatiche) è, al contrario, sempre salutare e necessario se un corpo sociale, qualche che sia, non vuole sclerotizzarsi e conservare vitalità e dinamismo. E’ il conflitto il grande assente nel parolaio del discorso politico giovanilistico. Dove comme il faut si fa un gran parlare di Barack Obama (chi sarà il nostro Obama? dove troveremo il nostro Obama?).

Si dimentica che il nuovo presidente americano ha sconfitto in campo aperto, al termine di una lunga e dura battaglia, Stato per Stato, elettore per elettore, due micidiali clan politici (Bush e Clinton) che hanno governato gli Stati Uniti negli ultimi venti anni.

Ce l’ha fatta non perché è su Facebook (anche), ma perché (innanzitutto) ha un’idea della natura della crisi degli Stati Uniti e un programma per affrontarla. È apparso autorevole, credibile, responsabile, capace di stringere forti legami sociali, di radicarsi nel Paese e tra la sua gente perché la sua intelligenza delle cose è maturata a contatto con la realtà in cui vive e si muove un popolo in carne e ossa e non nel mondo frammentato dell’immagine, dei consumi, delle mode, dello spettacolo dove abitano soltanto figurine di cartone».

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La lettera di Irene Tinagli uscita su “il Riformista”. 21 nov 2008

Caro Walter,
ti scrivo perche’ ho deciso di dimettermi dal Coordinamento Nazionale del Partito Democratico. Una scelta non facile che nasce dall’esperienza di quest’ultimo anno e dai dubbi crescenti sulla capacita’ del PD di proporsi come forza riformista e innovativa, come aveva detto di voler fare un anno fa. Un’obiettivo ambizioso al quale avevo aderito con entusiasmo e che ora faccio fatica a riconoscere in questo partito, in numerosi ambiti. Dalle posizioni ambigue su importanti temi etici e valoriali, alla gestione di processi politici locali e nazionali, ma soprattutto alle posizioni in quegli ambiti piu’ cruciali per la crescita del paese: istruzione, ricerca e innovazione. Era su questi temi che coltivavo le aspettative maggiori verso il PD. Ero stata molto delusa dalle politiche del Governo Prodi, ma speravo che con il PD si aprisse una stagione nuova, fatta di elaborazione di idee e proposte significative. Di fronte alle posizioni del PD su questi fronti non posso che essere sconcertata. Non ho visto nessuna proposta incisiva, se non “andare contro” la Gelmini. Peraltro tra tutti gli argomenti che si potevano scegliere per incalzare il ministro sono stati scelti i piu’ scontati e deboli. Il mantenimento dei maestri, le proteste contro i tagli, la retorica del precariato, tutte cose che perpetuano l’immagine della scuola come strumento occupazionale. E’ questa la linea nuova e riformista del PD? Cavalcare l’Onda non basta. Serve una proposta davvero nuova, che ribalti certe logiche di funzionamento anziche’ difenderle. Ma non ho visto niente di tutto questo.
La mia delusione e’ tanto piu’ forte quando penso alla propaganda fatta un anno fa riguardo all’apertura a idee nuove, quando penso alle molte persone provenienti da ambiti professionali qualificati che si erano avvicinate al progetto del PD e che avrebbero potuto portare un contributo in termini di idee e innovazione. Che fine hanno fatto queste persone? Quali nuove modalita’ di coinvolgimento e ricambio ha creato il Partito? Io stessa, che ero stata contattata (cosi’ mi era stato detto) per le mie competenze “tecniche”, in un anno di vita del PD non sono stata consultata mai nemmeno per un parere. Questa emarginazione non ha certo offeso ne’ me ne’, credo, le altre persone gia’ molto impegnate fuori dalla politica. Mi chiedo pero’ come mai, un anno fa, ci era stata chiesta una collaborazione con tanto apparente entusiasmo quando evidentemente di questa collaborazione non c’era bisogno. Mi chiedo se era necessario fare tanto chiasso sul ricambio generazionale quando basta guardare chi sta ancora in cabina di regia per capire che, in fondo, non e’ cambiato niente.
Inneggiare al cambiamento, all’idea di una societa’ e di una politica nuove serve a poco se manca il coraggio di intraprendere fino in fondo le azioni necessarie a realizzare queste idee. Sartre diceva che noi siamo quello che facciamo. Sono le nostre azioni che ci definiscono, stare a discutere su cio’ che ci piacerebbe essere serve a poco: la gente ci giudichera’ per quello che abbiamo fatto. E di quello porteremo la responsabilita’. Per quanto mi riguarda non voglio portare la responsabilita’ delle scelte che sta facendo questo partito che in larga parte non condivido e sulle quali non ho avuto e non ho possibilita’ di incidere in alcun modo. Per questo ho deciso di dimettermi.

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