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Evitare il bagno di sangue delle primarie.
Così, con un eccesso grandguignolesco, si esprime la stampa locale a proposito delle manovre piddine sulla scelta del candidato a sindaco.
Ma le primarie non erano la panacea di tutti i mali, il segno inequivocabile della nostra diversità, lo stigma attraverso cui marcare l’identità di un partito nuovo, appunto, democratico? E ora sono diventate un “bagno di sangue”…
C’è qualcosa che non torna. O mi è sfuggito qualche passaggio statutario sulle modalità di svolgimento delle stesse (assalto all’arma bianca tra gli sfidanti; lotta gladiatoria al Colosseo; salto nel cerchio di fuoco; lotta libera nel fango) oppure la contraddizione tra atti e parole si fa davvero stridente.
E allora, perché non provare a credere veramente che un partito può essere ancora il luogo del confronto (che non è necessariamente scontro all’ultimo sangue) tra idee diverse di città? Perchè non chiamare la politica ad una sfida alta e aperta, che veda più candidati “veri” confrontarsi pubblicamente (altrimenti le primarie diventano solo il computo delle amicizie e delle consorterie) sui programmi e sulle prospettive?
Questo metodo ci darebbe un poderoso vantaggio rispetto alla destra, a prescindere dalla scelta del candidato.
Potremmo infatti dimostrare di essere noi la vera forza innovatrice della città e non una destra che candida a sindaco un personaggio calato dall’alto, costretto a confrontarsi con i giochetti politicisti melasecchiani, con un grande futuro alle spalle, fatto di esperienze brillanti (da Presidente della Consulta) e da altre più recenti e disastrose (da Presidente della RAI), e che ha cambiato più casacche di Bobo Vieri (comunista, liberale e ora esponente della destra berlusconiana).
Certo, fare le primarie significa mettersi in gioco. Significa rischiare. Significa fare un passo indietro in caso di sconfitta, senza poter contrattare posticini di ripiego in attesa di sorte migliore (cosa che accade sempre quando il candidato viene scelto “a monte”).
Ma non è forse di coraggio che, in questo momento, abbiamo bisogno?
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Sono diverse settimane che mi interrogo sull’attivitá politica del PD. Dopo la batosta elettorale, si era rimandato tutto all’autunno. La sorte ha voluto che l’autunno portasse con se una crisi spaventosa, la vittoria di Obama e l’Onda studentesca.
Oggi leggo questo editoriale sul corriere, e in parte lo condivido. Non stiamo certo diventando un partito che puo’ aspirare alla maggioranza in questo paese. Che ne dite?
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 Would we have to Change Leaders?
Leggendo le varie analisi socio-politiche che hanno portato alla vittoria di Obama, mi sono imbattuto spesso in interessanti osservazioni sul ruolo svolto da internet in questa campagna elettorale americana. Vediamo se questa ventata di novitá “tecnologica” si fa sentire anche sui blog dei leaders del PD italiano.
Sono partito dal segretario Valter Veltroni. Pur utilizando il motore piú potente del mondo non sono riuscito a trovare il blog personale del segretario. Cercando “valter veltroni blog” ci dobbiamo accontentare di www.lanuovastagione.it, che paradossalmente non fa cenno della “nuova stagione” innescata dal Partito Democratico USA.
Si distinguono in negativo Francesco Rutelli, Pierluigi Bersani e Arturo Parisi. Il primo Google lo accredita su www.rutelliroma.it, ma anche il sito non sembra aver retto alla batosta, gli altri due sono fermi alle questioni di ottobre.
Massimo D’Alema ha un bel blog, aggiornato e curato, ma il nostro ex ministro degli esteri non ha sentito il bisogno di farci sapere la sua sull’elezione del presidente degli USA.
Un po’ meglio Dario Franceschini che si fa citare una dichiarazione dai curatori del blog.
Piero Fassino ci mette la firma e con acume nel suo post riassume brillantemente il vento nuovo portato da Obam, vi cito la fine del post
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Obama è la speranza che un mondo migliore è possibile. E che se ci si crede, we can, si può fare.
Rosi Bindi é attiva su www.democraticidavvero.it, anche lei ci mette la firma e anche un po’ di cuore, ecco la parte conclusiva del suo post:
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E’ arrivato il tempo di unire le forze e le menti dei democratici per affermare un pensiero forte, ancorato ai principi della solidarietà e della responsabilità, alimentato dai nostri valori più profondi. La vittoria di Obama consegna a tutti i democratici la responsabilità di guidare una fase nuova. E di farlo con la visione di un mondo che può crescere nella pace e nella giustizia per tutti.
Uno sguardo privilegiato ce l’ha Romano Prodi, che ci offre un dettagliato resoconto da New York, ecco la parte finale del suo post di oggi 7 Novembre, stile inconfondibile:
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In mezzo a queste dichiarazioni la festa popolare a New York è stata davvero grande.
Tanti giovani in festa dappertutto e la sorpresa di sentirsi dire che dopo molti anni di assenza i più brillanti vorrebbero lavorare per la pubblica amministrazione. E non mi sembra che questa scelta sia solo una conseguenza della crisi economica.
Avremo quindi di nuovo tanto giovani a Washington e, dai tempi di Kennedy, di nuovo dei bambini piccoli alla Casa Bianca.
Obama aveva bisogno di questi momenti di gioa e di speranza diffuse per poter vincere la terribile sfida che lo attende. Il popolo americano gli ha dato la forza politica di cui aveva bisogno, ma
Obama, a sua volta, avrà bisogno di tempo, di saggezza e di buoni collaboratori. E’ certo in ogni caso che i bambini che abiteranno alla Casa Bianca non vedranno solo fiorire i giardini presidenziali , ma molti capelli bianchi arrivare prima del tempo, sulla testa di papa’.
E Prodi su l’Espresso del 6 novembre sottolinea anche come Internet abbia svolto un ruolo importante e nuovo durante la campagna elettorale:
Non c’è alcun dubbio che la novità prorompente è stato l’utilizzo di Internet come strumento di organizzazione della politica oltre che di propaganda. La Rete si è unita senza problemi alla televisione ed è stata un mezzo decisivo. Ma c’è un dato in più che va sottolineato ed è la partecipazione che c’è stata alla campagna e l’impegno personale a fare sì che della competizione si parlasse in ogni luogo. Mi è capitato che amici americani abbiano rinviato un appuntamento perché per il weekend avevano deciso di tornare in Pennsylvania a parlare con i loro amici, sapendo che quello era uno degli Stati in bilico tra i due candidati.
Ma abbiamo giá visto come é messa la nostra www.lanuovastagione.it…

P.S. Good News: la nostra pagina Manifestazione Roma 25 ottobre é stata visitata 2500 volte nei tre giorni precedenti all’evento, record assoluto Un bel segnale per il nostro sito e per chi si impegna per un’Italia migliore.
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Se una squadra di calcio perde un derby in casa per 1-0 iniziano le prime contestazioni.
Se si guarda ai risultati degli ultimi 15 anni e si vede che la squadra ha inanellato una sconfitta dietro l’altra, si decide inesorabilmente di fare piazza pulita: dall’allenatore, ai giocatori, fino ai massaggiatori, mettendo in discussione la struttura organizzativa e la filosofia di gioco.
Ebbene: come misurare il successo o l’insuccesso di una formazione politica di sinistra? Se per Bobbio la sinistra è contraddistinta dal perseguimento del valore dell’uguaglianza, possiamo dire che l’aumento dell’uguaglianza sociale è l’obiettivo primo di una formazione di sinistra. L’aumento delle diseguaglianze ne segna invece, irrimediabilmente, la sconfitta.
Secondo stime recenti, l’Italia è ad oggi il settimo Paese OCSE quanto a tasso di diseguaglianza tra ricchi e poveri. I ricchi in Italia guadagnano 12 volte più delle fasce basse di reddito. Il 10% degli italiani incassano il 28% del reddito. Dagli inizi degli anni ’90 (da quando siamo diventati liberisti: strana coincidenza…) la classe media italiana si è drasticamente impoverita. Insieme con la Gran Bretagna abbiamo il recordo dell’immobilismo sociale: la nostra posizione nella scala sociale è ancora molto influenzata da quella dei nostri genitori.
Bene: questi sono i risultati degli ultimi 15-20 anni. Un Paese con mille magagne, ma che poteva vantare una difesa sociale quasi scandinava, non ha recuperato quasi nessuno dei suoi difetti e sta ora sgretolando la classe media e impoverendo il lavoro salariato a vantaggio del profitto e, soprattutto, della rendita.
Che sia il caso di riflettere un po’ su questi dati?
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I Giovani democratici della provincia di Terni organizzano un pullman per la manifestazione nazionale indetta dal Partito democratico che si terrà a Roma sabato 25 ottobre.
La partenza è prevista alle ore 11.00 presso il Piazzale della Rivoluzione Francese (dietro alla stazione). Il costo del viaggio è di 10euro compreso il pranzo (panino e bibita).
Confermnare la partecipazione entro lunedì ai seguenti numeri:
328 9394191 – 366 3622324 – 348 7736762
Ciao Alessandro
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da Ansa.it
Pd: Franceschini, Congresso inutile ‘Darsi una mossa’? dirigenti e militanti se la sono data da mesi
“Il Congresso e’ una perdita di tempo”:cosi’ il vice segretario del Pd Franceschini respinge al mittente la richiesta degli ulivisti. Dal palco della Festa del Pd spiega: ‘nessuno contesta la leadership di Veltroni ne’ la linea politica, quindi il congresso anticipato e’ una perdita di tempo. Veltroni ha ricevuto il mandato a costruire un partito nuovo e questo richiede degli anni’.E a D’Alema che li sollecita a darsi una mossa: ‘dirigenti e migliaia di militanti se la sono data da mesi’.
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Costruire l’alternativa costerà 15 Euro (solo di tessera), costruirla con adeguata formazione altri 100 Euro (summer school a Settembre in quel di Cortona, 50 per gli under 26).
Se poi qualcuno mi spiegasse a quale “status” corrisponde la tessera dato che addirittura le riunioni di circolo non sono frequentabili (oppure sono mal tollerati) dai non eletti alle primariette.
Per << la base >> solo gadgets e zucchero filato! Ovviamente non gratis.
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… E grazie Sabina!
Avevo dimenticato che senso avesse il Partito Democratico.
Le esternazioni da bar di Piazza Navona me lo hanno fatto ricordare. Certe “alzate di ingegno” servono solo a far vendere libri e dvd. All’Italia serve politica. Serenamente, pacatemente, ma (possibilmente) con più decisione.
Però attenzione. Separarsi da Tonino non ci deve necessariamente far andare a braccetto con l’UDC. Tra la Guzzanti e i cannoli cuffariani ci dovrà pur essere una via di mezzo in questo sciagurato Paese…
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Carissimi fratelli democratici (e, mi auguro, Voi non vogliate leggere in questa mia affermazione come un qualcosa dal sapor massonico!), gradirei sapere da Voi se non sia il caso di incontrarci tutti presso la sede del PD – con data ed ora da stabilire e vi prego di dire la vostra anche in tal senso - per poter in primo luogo conoscerci tutti, in secondo – ben più importante – per chiarirci la strategia di azione di puntodemocratico sia in relazione ai problemi della nostra città sia per valutare insieme le potenziali mosse da mettere a punto per una buona riuscita nell’attività di sensibilizzazione politica dei cittadini, nonché per dare ad ognuno di noi, in base alle competenze specifiche, un campo di lavoro.
Mi auguro che, qualora sia possibile, ci sia anche la presenza di qualche dirigente del PD (non mi spiacerebbe la presenza proprio di Gianluca Rossi come anche quella dei nominati giovani di Finocchio – Finocchio compreso) onde poter valuitare insieme a loro le potenziali inziative da mettere in campo ed avere altresì l’accordo di partito che, visti i tempi, mi pare estremamente necessario.
Per questo Vi chiedo un Vostro ordine del giorno.
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La nevrosi securitaria che sta contagiando l’Italia dovrebbe portare il più grande partito della sinistra del Paese a porsi interrogativi profondi sul complesso rapporto tra migranti e italiani e sulle vecchie e nuove forme di marginalità che interessano il Paese. Sbagliato sarebbe inseguire la destra in una risposta culturalmente misera ed anche complessivamente di scarsa efficacia, che si limita ad atteggiamenti “law and order” che difficilmente potranno arginare l’ inevitabile e continuo afflusso dei tanti disperati della Terra che bussano alle porte del Nord del mondo. Allo stesso modo sarebbe miope ignorare l’impatto che il fenomeno migratorio ha proprio sulla parte più misera della popolazione italiana. Il pogrom di Napoli deve farci interrogare su quale Paese siamo diventati.
Sui fatti di Napoli ci dobbiamo specchiare e capire che essi derivano certo dal disagio reale dei quartieri in cui sono insediati i campi rom, ma sono anche il frutto avvelenato di uno slittamento costante ma pericoloso della cultura italiana. Slogan come “Tornare ad essere padroni a casa nostra” sono stati sdoganati, insieme al riferimento culturalmente aberrante alla “radici cristiane dell’Europa e del Paese”. Le fiaccolate anti-rom, le ronde, un’informazione che alimenta artatamente l’emergenza e dimentica la responsabilità individuale dei singoli, rinchiudendo nei nuovi ghetti concettuali ed indentitari intere “etnie”, e le risposte di una politica astuta che maschera efficacemente il proprio vuoto di idee nelle risposte muscolari alle emergenze, ci hanno condotto ad un abbrutimento culturale indegno del popolo italiano.
Come si deve porre il PD di fronte a tutto questo? Ricordo l’emozione di un mio amico albanese, entrato prima come clandestino (maledetti clandestini!!!) e poi regolarizzatosi, dopo aver votato alle primarie del PD. Era il suo primo voto. Era, per lui, un modo per sentirsi riconosciuto come italiano. Un partito politico di sinistra (nella speranza che il PD voglia essere l’una e l’altra cosa), potrebbe allora essere un utile strumento di integrazione degli immigrati, di confronto tra italiani nati in Italia e nuovi italiani (che belle sarebbe iniziare a chiamarli così…), rinunciando nettamente ad un’impostazione che vede gli immigrati come un problema e riconoscendoli come membri della comunità che, come tali, devono essere necessariamente coinvolti nella vita dei partiti. Anche questo, del resto, è parte di quel radicamento sul territorio di cui tanto si parla. Del resto non è stato anche grazie alla paziente opera di integrazione ed educazione dei grandi partiti di massa che le masse popolari hanno preso coscienza della possibilità di un loro ruolo attivo nella vita democratica del Paese?
Oggi il “popolo” italiano è composto di lavoratori di tante diverse nazionalità, dispersi, spesso isolati, a volte disperati, che vivono ai margini delle nostre società, i cui problemi e la cui vita ignoriamo quasi del tutto. Il PD, a Terni come nel resto d’Italia, si sta ponendo l’obiettivo di conoscere questi “nuovi italiani”, di ascoltarli, di capire il loro disagio, di farsi carico dei loro problemi, delle loro speranze e dei loro drammi (la sinistra non dovrebbe avere, del resto, proprio il compito di essere vicina ai più deboli?) di integrarli e di invitarli ad essere parte attiva dell’attività politica del nostro partito? Oppure gli immigrati, anche per noi del PD, sono solo un problema e una minaccia di fronte a cui bisogna offrire rassicurazione ad un Paese “italiano, bianco e cristiano”, sempre più spaventato e gretto?
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