Posts Tagged “primarie”

Siamo giunti quasi alla fine di questo lungo percorso che ci portera’ alla scelta del nuovo segretario del partito. Due mesi fa la candidatura di Ignazio Marino era poco piu’ di una scommessa, ma basta vedere questi due video che allego, per capire quanta strada ha fatto la mozione Marino e quanto sia stato importante il contributo della mozione alla vita del congresso. Continuiamo a rilanciare questa bellisima sfida, andiamo a votare per la mozione Marino domenica 25 ottobre!

Comments Nessun Commento »

marino Da molti anni si parla in Italia di “merito” e di “meritocrazia” come di un rimedio in grado di guarire una parte dei mali del paese e di proiettarlo verso il futuro. Esponenti politici e governativi non perdono occasione per proclamare la necessità di valorizzare il merito a tutti i livelli, scarsamente creduti e ascoltati ormai con indifferenza e stanchezza dai cittadini. Intanto lo Stato salva le aziende in difficoltà con i soldi pubblici (Alitalia), predispone condoni fiscali, protegge le corporazioni e le rendite, alimenta una visione clientelare e assistenzialista della cosa pubblica; l’unico merito riconosciuto e premiato non è quello di essere più bravi degli altri, ma quello di essere più furbi degli altri. Perché allora si dovrebbe dare credito a Ignazio Marino, che fa del riconoscimento del merito uno dei pilastri del suo programma? Perché dovrebbe essere diverso dagli altri? Perché dovremmo credere che sia davvero intenzionato a cambiare e che riesca a cambiare ciò che in Italia non è mai cambiato per anni e anni, addirittura per secoli?

Se ci riuscirà ovviamente non è dato saperlo; si può però ritenere che egli abbia, più di altri, l’intenzione di provarci. Prima di farne un punto del suo programma, Marino ha vissuto la meritocrazia in prima persona, l’ha messa in pratica e ne ha fatto lo strumento che lo ha portato ad affermarsi come chirurgo di successo negli Stati Uniti. Ne ha conosciuto e apprezzato il valore e i benefici. Egli inoltre proviene da un campo, quello della medicina e della ricerca scientifica, nel quale gli enormi vantaggi della valorizzazione del merito (per tutta la collettività) sono assolutamente evidenti. Può quindi permettersi più di altri di parlare di questo tema con un minimo di credibilità. È vero che sulla meritocrazia non è forse il caso di farsi troppe illusioni: i grandi cambiamenti di cultura e di mentalità non si verificano da un anno all’altro e non basta una legge a determinarli. Forse dovremmo rassegnarci ad accettare il fatto che la meritocrazia non fa parte del DNA degli italiani (o meglio, della maggior parte degli italiani), per ragioni che affondano le loro radici molto indietro nella storia. I migliori continueranno a lasciare il paese, perché altro non possono fare, e il paese continuerà ad andare avanti come meglio può, collocandosi su una linea di confine tra le nazioni sviluppate e quelle sottosviluppate. Ma i danni di questo stato di cose sono enormi, a livello culturale e soprattutto economico, in un mondo dove la competizione è sempre più spietata. Se si vuole provare a mantenere l’attuale livello di benessere, si deve fare in modo che i migliori restino qui da noi; non si può pensare che tanto, in qualche modo, si riuscirà comunque ad andare avanti. Provare a credere in una pur minima possibilità di cambiamento, aggrapparsi ad una pur tenue speranza, è anzitutto una necessità. Questa possibilità e questa speranza oggi, nelle parole di Ignazio Marino, assumono un significato nuovo e si sostanziano di una concretezza umana ed intellettuale difficili da reperire altrove nell’attuale scenario politico, anche di centrosinistra.

Comments 2 Commenti »

Ignazio_Marino_in_SenatoLa difesa della laicità è uno dei punti qualificanti del programma di Ignazio Marino. Come egli stesso sottolinea, la laicità è un metodo; non è una risposta ai problemi, ma la via più adatta per trovare delle risposte che sappiano tutelare al meglio gli interessi di ognuno. Essa presuppone una disponibilità serena ed obiettiva al confronto e al dialogo, senza la presunzione di avere ragione a priori, al fine di giungere ad una sintesi che consenta al singolo individuo di godere della massima libertà di scelta possibile nel rispetto delle libertà altrui, evitando ogni abuso o sopraffazione e ogni forma di costrizione. Laicità significa che le scelte e le convinzioni di alcuni, anche se sono in maggioranza, non possono e non devono essere imposte a tutti, a meno che non vi sia un interesse collettivo da tutelare; a maggior ragione non possono essere imposte a tutti le convinzioni di una minoranza, magari nel nome di valori non negoziabili. Il tema della laicità è stato più volte usato per attaccare la candidatura di Ignazio Marino, sia dal fronte cattolico, accusandolo di “laicismo” o addirittura di “deriva laicista”, sia dal fronte laico, rimproverandogli il fatto che non si può guidare un partito portando avanti solo questo tema (e forse rischiando di compromettere un possibile accordo con i cattolici centristi).

In effetti, in una democrazia funzionante la laicità non dovrebbe essere un obiettivo da raggiungere o un tema su cui confrontarsi; dovrebbe essere il presupposto ineliminabile di ogni dibattito, un metodo accettato in partenza da chiunque voglia entrare nell’agone politico. In democrazia non possono trovar posto valori assoluti e non negoziabili, se non quello della democrazia stessa (come insegna Zagrebelsky). Che la situazione in Italia sia molto diversa da quella di una democrazia liberale matura è sotto gli occhi di tutti. Il problema non è tanto quello dell’ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nella vita politica; quest’ingerenza c’è ed è fortissima, ma tuttavia può essere considerata alla stregua di un’attività di lobbying che, per quanto pressante, è pur sempre accettabile nell’ambito delle dinamiche democratiche (né si può negare alla Chiesa il pieno diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni). Il problema, oggi, è rappresentato dal comportamento di ampi strati della classe politica italiana, soprattutto di centro e di centrodestra, i quali (per garantirsi il pieno appoggio del Vaticano e magari per farsi perdonare alcuni provvedimenti non graditi, come quelli in materia di sicurezza e di immigrazione) su determinate questioni concernenti i diritti civili individuali sono pronti a far propri i diktat vaticani e a trasformarli in legge dello stato, sono pronti a sposare e a difendere i punti di vista della Chiesa cattolica con cieca assolutezza e senza alcun discernimento critico, ostentando un ossequio prono. Una classe politica che in questo modo si rivela priva di senso dello Stato, estranea ai valori liberali e ai principi democratici, ignara del significato della parola libertà. Di fronte a questo modo di concepire la politica, la difesa della laicità, e quindi delle libertà civili, è un dovere irrinunciabile, un’urgenza pressante e non differibile.

Un altro aspetto della questione è quello che riguarda il dibattito interno al PD. Anche in questo caso non è accettabile che la difesa di determinati valori da parte di una minoranza (in sé assolutamente legittima e fonte di ricchezza per il dibattito politico) si trasformi in un arroccamento su posizioni non negoziabili e pretenda di condizionare il comportamento di tutto il partito. Laddove sia impossibile raggiungere una mediazione soddisfacente, è inevitabile e giusto che la posizione del partito sia quella della maggioranza dei suoi componenti, anche ricorrendo, nei casi più delicati e importanti, ad una consultazione tra tutti i suoi elettori. “Laicità significa che quando si considera chiuso il dibattito, e si è presa una decisione nell’interesse di tutti, si accetta quella decisione sentendosi vincolati e sostenendola con onestà” (Mozione Marino, pag. 16, MozioneMarino.pdf).

Comments 1 Commento »

marino-logo-1

Dopo l’annuncio della sua candidatura a segretario del Partito Democratico, la figura di Ignazio Marino è stata lasciata un po’ in ombra sui media e nel dibattito politico nazionale, almeno rispetto agli altri due candidati principali, Franceschini e Bersani. Tutto questo era in fondo prevedibile e conferma il ruolo di outsider di Marino rispetto alle gerarchie e agli equilibri interni al partito. Tuttavia la novità e il significato della sua candidatura meriterebbero di imporsi con più attenzione agli occhi dell’opinione pubblica. In Italia si parla da molti anni della necessità di un rinnovamento e di un ricambio all’interno della classe politica. Ebbene, Marino è, a tutti gli effetti, un uomo nuovo. È vero che il rinnovamento di per sé non è sempre e necessariamente un fatto positivo ed è vero che anche Franceschini e Bersani incarnano un’idea di ricambio, se non altro perché finora non hanno mai ricoperto ruoli di vertice. Tuttavia la “diversità” di Marino è lampante e salta agli occhi. La sua vicenda biografica parla chiaro. In un paese dove la perdita di fiducia dei cittadini nei confronti della politica e dei suoi rappresentanti è uno dei problemi più seri, soprattutto a sinistra (ripeto, soprattutto a sinistra), Marino può rappresentare la risposta giusta e la carta vincente da giocare. La sua faccia, le sue idee, il suo modo di parlare e di proporsi possono costituire una risposta all’antipolitica, una risposta più convincente ed efficace rispetto a quella di persone che, per pensiero e formazione, rinviano a un’idea di politica più tradizionale e quindi richiamano anche quei difetti (autoreferenzialità, distanza dalla società e dai suoi problemi, mancanza di trasparenza, incapacità di innovare e di guardare al futuro) che alla politica, soprattutto da sinistra, vengono rimproverati. Il fenomeno popolare e mediatico di Beppe Grillo (della cui improvvisata proposta di candidatura si è molto parlato sui media, ben più che di Ignazio Marino) rappresenta una risposta sbagliata e poco seria ad un’istanza reale e serissima, che sale da ampi strati della società: la domanda di una classe politica nuova, onesta, preparata, in grado di rispondere alle sfide attuali e future. Su un piano diverso, la stessa improvvisa popolarità di Debora Serracchiani dimostra quanto sia forte il desiderio di volti nuovi all’interno del PD. Ignazio Marino è una persona nuova, “altra” rispetto alla figura del politico tradizionale, ma allo stesso tempo è un uomo serio, convincente, concreto, non populista e non improvvisato, come dimostrano la sua storia personale e i traguardi raggiunti, prima ancora che il suo programma e le sue idee. La sua attività politica, così come i suoi interventi pubblici, sono stati sempre improntati alla massima chiarezza e sorretti da un pensiero lucido e coerente, concentrato soprattutto sulle tematiche di sua diretta competenza (com’era giusto che fosse). Mi rendo conto che, nell’Italia e nel PD di oggi, immaginare Marino segretario del partito e, un domani, a capo del governo del paese possa apparire alquanto idealistico e velleitario, un’illusione senza speranza. Si tratta però di una possibilità così vera e autentica di cambiamento, così densa di significato (nel panorama desolante dell’Italia del 2009), che credo valga la pena di provarci con tutte le forze. “Non vinceremo mai se attaccheremo un po’ di più o un po’ di meno il nostro avversario politico, ma vinceremo quando sapremo convincere gli italiani che siamo radicalmente diversi da lui e che le nostre idee sono più utili per ogni persona e per tutta la comunità” (www.ignaziomarino.it/wp-content/uploads/allegati/mozionemarino.pdf).

Comments 8 Commenti »

grouchomarx Colpo ad effetto del Pd ternano per uscire dall’impasse che lo sta paralizzando in questi giorni.

“Le primarie si faranno”, ha detto il segretario comunale del PD (e forse futuro segretario provinciale), Giorgio Prezzemolo “perchè sono un indispensabile strumento di democrazia e un mito fondativo del nostro partito”.

Il segretario ha però aggiunto allargando le braccia: “Purtroppo però, per motivi di natura strattamente tecnica e organizzativa (il regolamento regionale del partito è stato ingoiato dallo schnauzer della Bruscolotti e il tipografo incaricato di stampare i moduli per la votazione giace malato in una dacia sul Mar Nero n.d.r.), le primarie per decidere il candidato a sindaco si terranno ad agosto, appena due mesi dopo le elezioni amministrative”.

Non si scompongono i giovani Vladimiro Carnieri e Natasha Liviantoni, belle speranze del forum giovanile “Giovani speranze per il rinnovamento del partito”: “Le primarie ad agosto consentiranno una più attenta ponderazione delle candidature, anche alla luce del risultato delle amministrative”. E a chi li solletica parlando di una candidatura giovane, sul modello fiorentino di Matteo Renzi, rispondono decisi: “I nomi non mancano. Il problema è che i cognomi sono sempre gli stessi!”

Partito democratico: oltre la politica, dentro la satira!

Comments 9 Commenti »

images1 L’ “osteria amministrative” Terni sembra affollata soltanto di confusione.

Proviamo a riassumere…

Tavolo PD: mentre si immolano alla causa delle primarie Bolletta, il giovane Cristian Mannoni (ieri armato in Piazza della Repubblica di megafono..) e l’assessore Pileri…il Senatore Di Girolamo torna sui suoi passi e si candida a Sindaco. Oggi in conferenza stampa spiegherà il motivo del ripensamento. E l’idea di città? Rossi lo incalza. Gli ex margherita chiedono “pacatamente” la Provincia..

Tavolo “io ballo da solo, ma solo se mi accompagnano tutti”: Pardini strizza l’occhio alla società civile, all’UDC, all’IDV,  a Venturi.  Pochi gg fa ricorreva il decennale della scomparsa di Fabrizio De Andrè (“la chiamavano Bocca di Rosa metteva l’amore, metteva l’amore…”).

Tavolo etico: l’IDV stringe Patti Etici..oddio stringe Patti.

Tavolo Terni Oltre: disegna poster per la città e va in bicicletta a Tele Galileo per farsi intervistare. E “avverte”. Capta l’umore della città.

Tavolo PdL: lista Baldassare…c’è o non c’è? L’osteria è quasi piena se non arriva nessuno viene tolta la prenotazione e si siede chi capita.

Il popol(ino) di Facebook intanto segue sbigottito gli eventi e si organizza buttando giù proposte, chi lo ascolterà?

   

UN SINDACO UNDER50 anche a TERNI

Iidee e idee per il prossimo Sindaco di Terni

TERNI è IL SUO FUTURO

Comments 17 Commenti »

 Secondo i giornali di oggi, i vertici del PD starebbero implorando Micheli di candidarsi a sindaco di Terni.

La cosa mi ricorda pericolosamente quando, durante le ultime elezioni, i vertici del PD implorarono Rutelli di candidarsi a sindaco di Roma… Detto, si intende, con tutto il rispetto e l’ammirazione per la storia di Enrico Micheli.

Primo: davvero non capisco chi glielo faccia fare. E’ stato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ed ora si dovrà mettere a fare le trattative con Campili (appena transitato nell’Italia dei vetusti, forse affascinato dall’idea di confrontare la propria acrobatica facondia con quella, altrettanto spericolata, di Di Pietro).

Secondo: ma perché, se stiamo sempre a sbandierare ai quattro venti che siamo il partito delle primarie, passiamo tutto il nostro tempo a trovare candidati unitari per scongiurarle? Allora diciamo esplicitamente che le primarie ci fanno schifo. Mica sono un obbligo.

Terzo: al primo che si azzarda a parlare di rinnovamento generazionale gli stacco un orecchio a mozzichi (tanto per citare il marchese de Tayllerand).

Comments 5 Commenti »

penna.jpg E’ il testo di un articolo/comunicato stampa in cui si fa il Punto sulle primarie a Terni, che verrà pubblicato su Chimera.

E’ un piccolo modo per far vedere che non ci arrendiamo.

Chi vuole lo può sottoscrivere.

PRIMARIE A TERNI: UN’OCCASIONE SPRECATA

Quante volte si è detto che il Partito Democratico andava costruito dal basso, in modo partecipato, coinvolgendo il più vasto numero di persone e di energie?
Quante volte abbiamo visto saggi dirigenti di partito dire che il Partito Democratico andava creato con i giovani e per i giovani?
Quante volte ancora si sono ripetute le “canzoni a manovella” in cui si fischiettava il refrain del: “Dobbiamo coinvolgere la società civile”.
A pochi giorni dal famigerato 14 Ottobre possiamo dire davvero che ciò sia avvenuto? Non lo crediamo. Basta spulciare il curriculum dei candidati all’assemblea costituente nel collegio di Terni (specie andando a vedere i posti considerati “eleggibili”…). Tutte persone degnissime, intendiamoci, che tanto hanno dato alla politica ternana. Ma dov’è il rinnovamento di cui si è tanto parlato? Basta vedere il metodo con cui si è arrivati a tali decisioni, attraverso estenuanti riunioni per pochi intimi, che hanno fatto la gioia gossippara dei quotidiani locali che titolavano in prima pagina “PD: la notte dei lunghi coltelli”. Basta constatare come quasi nessuno ha provato a cogliere l’occasione delle primarie per discutere e confrontarsi davvero su cosa sarà il partito nuovo e su quale contributo potrà offrire alla nostra Regione e alla nostra città. Insomma, stiamo perdendo una grande occasione.
Ed intanto le persone e le energie finiscono per allontanarsi, i giovani invecchiano con in mano la bandierina “da giovane”, la società è rimasta talmente civile da diventare “professionista”.
L’antipolitica che tanto ci spaventa, manifesta in realtà molta frustrazione, ma anche una grande voglia di partecipazione. E un Partito davvero democratico può essere tale solo aprendosi al contributo dei cittadini, riconoscendo le nuove drammatiche necessità che emergono nella società contemporanea (pensiamo ai giovani laureati precari, ai ricercatori, agli immigrati) e valorizzando i talenti di chi crede ancora nella politica come mezzo vero per cambiare le cose, senza nascondersi dietro a un velleitario (per quanto a volte comprensibile) “vaffanculo”.
Dunque il 14 Ottobre non andremo a votare alle primarie con l’entusiasmo di chi pensa che questo sia il primo atto di una politica nuova. Però non è ancora il momento di arrendersi e lo si può capire (fortunatamente) dal coraggio di tanti giovani che, pur delusi dai primi passi del nuovo partito, hanno ancora voglia di darsi da fare, anche se con sempre meno stima e reverenza per la “vecchia guardia”.
E allora il 14 Ottobre andremo a votare alle primarie, con un po’ di tristezza per l’occasione perduta, ma anche con la rabbia e la voglia di far sì che questo sia l’ultimo atto di un vecchio modo di fare politica.

Comments 16 Commenti »

180×150.jpg

Si vota dalle 7.00 alle 20.00. I seggi saranno più di diecimila.

Puoi votare se hai almeno 16 anni e sei: cittadino italiano, cittadino europeo con residenza in Italia, o cittadino di un altro paese con permesso di soggiorno in Italia.

Per votare basta un documento d’identità e la tessera elettorale.

Per i minorenni e i cittadini stranieri serve solo il documento.

Gli studenti universitari e i lavoratori fuorisede possono votare nella città dove studiano o dove lavorano, iscrivendosi presso l’Ufficio Tecnico Amministrativo Provinciale.

Le schede sono due: una per l’Assemblea Costituente Nazionale, l’altra per quella Regionale.

Si vota mettendo una croce su una sola delle liste.

Sceglierai il tuo leader votando una tra le liste che lo sostengono.

Il contributo minimo per il voto è di solo 1 euro.

Il filmato…

Comments 19 Commenti »