Posts Tagged “ricambio generazionale”

logo_scelgomarinoLa mozione Marino e’ caratterizzata da delle novità profonde che rispecchiano in pieno il mondo in cui viviamo. Questo mondo fatto di lavoro precario, meritocrazia inesistente, di giovani che vanno all’estero per far fruttare i propri studi.
Questo mondo dove comunicare e’ immediato, dove le comunità diventano multi-etniche, dove la societa’ si trasforma con una rapidità senza precedenti.
Finalmente il Partito ha una persona che può in pieno incarnare questi tempi, non si tratta di nuovo o nuovismo, si tratta del mondo di oggi, con buona pace di chi guarda al passato.
Marino ha da subito catalizzato le energie migliori di una generazioni che non trovava più punti di riferimento in politica, perché la politica attuale e’ espressione di qualcosa che non c’e’ più. Il mondo cambia rapidamente, ma i nostri uomini politici sono sempre gli stessi, dopo mille sconfitte, dopo poche vittorie e un infinito numero di compromessi, e senza aver generato una nuova nuova classe dirigente, dietro di loro c’e’ il vuoto.
Voglio partecipare a costruire un partito che abbia solide radici nella migliore storia laica, cristiana e  social-democratica italiana. Abbiamo la fortuna di poterci ispirare a vite politiche come quelle di Antonio Gramsci, Altiero Spinelli, Giorgio La Pira, Sandro Pertini, Enrico Berlinguer.
Tutti noi dobbiamo avere ben chiaro che i più grandi progressi socio-politici italiani degli ultimi 60 anni li dobbiamo a uomini come loro, e da loro dobbiamo trarre continua ispirazione.
Con la mozione Marino, abbiamo la possibilità di creare una classe dirigente che nasce ispirandosi alla migliore eredita’ della sinistra italiana, e che, allo stesso tempo, sia essa stessa la migliore rappresentante della realta in cui viviamo. Questa e’ la sfida più importante per il nostro Partito. Il Partito Democratico deve cogliere questo momento per rigenerarsi in uomini e donne che siano realmente capaci di rappresentare il mondo di oggi, in uomini e donne che non abbiamo alla spalle mille compromessi, in uomini e donne che abbiamo la freschezza politica per essere un punto di riferimento per un’Italia migliore.

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Dai blog di Pippo Civati e Luca Sofri

Nell’imminenza delle elezioni europee riteniamo importantissimo che la scelta delle candidature del Partito Democratico avvenga sulla base di criteri nuovi che privilegino la costruzione di una classe politica motivata e le competenze internazionali e aggiornate dei candidati rispetto ai longevi curriculum istituzionali di rappresentanti già carichi di responsabilità.

Le ragioni sono molte ed essenziali per la crescita del PD, dell’Italia e della sua rappresentanza europea.

  • Il Parlamento Europeo ha bisogno di persone attente alla modernità e ai cambiamenti internazionali, per le quali il futuro e non il passato sia un elemento decisivo della propria prospettiva politica. E di persone desiderose di impegnarsi e mettersi in gioco piuttosto che di trovare un sereno e confortevole ambito di rappresentanza. E ne hanno bisogno l’Europa, l’Italia e i suoi interessi europei.
  • Il centrosinistra italiano possiede molte nuove competenze e disponibilità che non hanno finora trovato spazio nell’esercizio della politica nazionale e per le quali la concretezza dell’attività europea sarebbe il migliore terreno di formazione e valorizzazione.
  • Il futuro del PD ha bisogno di una nuova classe dirigente, e la sua crescita politica è da molti anni assente dagli impegni dei partiti di cui è erede. E ne ha bisogno il futuro dell’Italia.
  • In tempi di delusione e insoddisfazione per le recenti vicende politiche nazionali non darebbe una buona impressione agli elettori la riproposizione come candidati al Parlamento Europeo di persone che già occupano seggi al parlamento nazionale o incarichi istituzionali di altro tipo, salvo che se ne dimettessero prima. È importante che chiunque si candidi al Parlamento Europeo assuma l’impegno di dedicarsi pienamente ed esclusivamente al suo mandato per l’intera legislatura: chi viene eletto rimanga in Europa.
  • Le elezioni europee attraggono per la natura dell’istituzione un voto di opinione e appartenenza, più che un’adesione a politiche definite o personalità specifiche. L’investimento su nomi meno noti e rodati non comporta quindi rischi di comunicazione, anzi andrebbe esattamente verso una richiesta di rinnovamento ormai molto insistente, oltre che legittima.

Avere caro il futuro dell’Europa, come si dice sempre, significa affidarne le istituzioni al futuro stesso, e non zavorrarle del passato. Noi chiediamo che queste indiscutibili ragioni orientino le scelte nella selezione delle candidature, e che guidino il Partito Democratico nella fedeltà al suo progetto.

Giovanni Bachelet, deputato del PD
Francesco Boccia, deputato del PD
Gianrico Carofiglio, senatore del PD
Giuseppe Civati, consigliere regionale del PD
Cristina Comencini, Direzione Nazionale del PD
Paola Concia, deputata del PD
Gianni Cuperlo, deputato del PD
Roberto Giachetti, deputato del PD
Sandro Gozi, deputato del PD
Pierfrancesco Majorino, capogruppo PD Comune di Milano
Teresa Marzocchi, Direzione Nazionale del PD
Matteo Renzi, Presidente della provincia di Firenze, del PD
Luca Sofri, Direzione Nazionale del PD
Salvatore Vassallo, deputato del PD

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di Francesco Patrizi

Signor Direttore,

l’altra sera mi sono recato a teatro a vedere Amleto di Lella Costa. Mi sono accomodato in poltrona, poi ho avvertito un’impellenza fisiologica, mi sono quindi recato su un angolo del palcoscenico, ma mi è stato spiegato che, durante la stagione di prosa, non era consentito espletare simili esigenze. Tornato quindi dalla toilette, ho trovato la platea invasa da ragazzi deportati a teatro.

Poi è comparsa la lellacosta, bravissimissima e coraggiosissima a proporre un testo così azzardato e spiazzante, in una rivisitazione che non era una rivisitazione, ma una semi-conferenza che spiegava la straordinaria attualità di Amleto (perché, sotto sotto, siamo tutti danesi problematici!).

Il giorno dopo, la coraggiosissima lellacosta ha incontrato il pubblico, a dire il vero alcune insegnanti in pensione, alcune molto anziane e già morte, e altre vive e operanti. Neanche uno studente. Brava, bravissima, bravissimissima. Applausi e sì sì con la testa, Amleto attuale, ragazzi scemi però è piaciuto… hanno pure detto bello! (ma sì, oh! giuro).

Ok, Direttore, arrivo al dunque. Poco interessa, a Lei e a noi, degli scambi di pasticcini tra le prof e lellac. Volevo dire, ma non me la sono sentita, che io in platea tra i mocciosi c’ero e non hanno seguito mezza parola. E, diciamola tutta, non sono neanche scemi come li dipingono.

Ma se li dipingono come mezzi scemi ritardati, un motivo ci sarà… Da una parte, c’è un mondo che sta prendendo un’impennata impulsiva, dall’altra parte, e qui la sparo grossa, un mondo che non gli sta appresso.

Da qualche parte nel globo, non in Italia, c’è gente giovane che progetta un nuovo linguaggio, nuova tecnologia, nuova comunicazione e persino nuova arte. L’onda ci sta arrivando, ma chi se ne accorge? Non le insegnanti pre-defunte, non i nostri adulti analfabeti, non i nostri… va bè, non inferiamo inutilmente, Tullio De Mauro (un vecchio giovane prof) lo ripete da secoli: l’istruzione non può fermarsi ai 18 anni, se no si resta tagliati fuori dal mondo… vedi il nostro Paese dove sopra i 40 non si sa mandare un’email!

Insomma, mancando un ponte tra Nuovo mondo e Vecchio mondo, il Vecchio si è convinto che il Nuovo è guidato da un manipolo complottardo che intende rapire il cervello dei giovanissimi per renderli schiavi, ecco perché è necessario e salvifico deportarli a teatro e spiegare loro che siamo tutti danesi problematici.

Ho visto ragazzini chattare, ascoltare musica e guardare la tv simultaneamente, imparare a giocare al pc a 5 anni senza saper neanche leggere la parola PLAY, da cervelli così iperstimolati, non nascono scemi, mi creda, Direttore, la favola che i nostri figli stanno crescendo come poveri idioti non regge (sono i cocci che ci ha lasciato la scuola di Francoforte!).

Questi ragazzi, Direttore, hanno facilità di adattamento e di apprendimento, sanno usare tutto e sanno fare tutto quello che gli occorre (cioè nulla per la sopravvivenza, dirà Lei, ma quella non serve nel nostro mondo). Nuotano come pesci in un mare pulsionale e istintivo, dove tutto è immediato e simultaneo.

La conquista di un livello intellettuale più elevato non è sociale, ma individuale… suvvia, non raccontiamoci balle protosocialiste!

Che stavo dicendo? Mi scusi, mi ha distolto la chat… aspetti che abbasso l’ipod… dunque, lellacosta brava, i miei ragazzi hanno detto teatro-bello, poi bau e coda in su, hanno capito subito che li facevo uscire, pensi, sono intelligenti come le persone!

Francesco Patrizi

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Alcuni stralci di un crudele articolo di Giuseppe D’Avanzo.

«Altri sono i fatti. Tra gli eletti del Pd gli under 40 (dunque, i giovani autentici) sono appena il 13 per cento e, se si allarga la forbice ai 49 anni, si arriva soltanto al 43 per cento (34 per cento in meno rispetto alla Lega, il partito – ripeto – più “antico”). Un risultato assai modesto, anche se il PD è riuscito ad abbassare in questa legislatura la media dei suoi eletti da 54 a 49 anni, un anno in meno del Partito della Libertà (50).

Se poi si guarda ai criteri di selezione o alla qualità di questa presenza giovanile, la luna diventa nera. Al contrario dei volti nuovi della Lega, non si scorge nessun radicamento nel territorio, nessun legame con la società. Paiono decisive cooptazione, fedeltà senza discussione, buona presenza mediatica.

L’avventura politica di Marianna Madia ne è il prototipo più esplicito. Ventotto anni, scelta addirittura come capolista a Roma, presentata come “economista” tra le perplessità degli economisti, avventurosamente si presentò così: “Metto al servizio del Paese la mia incompetenza”. Merito, competizione e senso di responsabilità non orientano i comportamenti e le scelte di chi governa il Partito Democratico né sollecitano quei giovani che chiedono di governarlo o almeno di contare di più, di avere più spazio e potere».
 
«Il quarto e ultimo argomento: se si guardano i numeri, la politica italiana non è priva di giovani. Anzi, è giovane. Il suo deficit è un altro.

Se si guarda al PD, è ossessionata dall’obbedienza, disinteressata alle competenze spendibili liberamente. È dominata dalla prudente ragione del primum vivere che orienta da sempre i maturi di ogni partito e ora anche gli acerbi dell’ultimo partito nato. E’ una politica che non conosce il conflitto.

Il conflitto vero sulle questioni reali (non le cerimonie mediatiche) è, al contrario, sempre salutare e necessario se un corpo sociale, qualche che sia, non vuole sclerotizzarsi e conservare vitalità e dinamismo. E’ il conflitto il grande assente nel parolaio del discorso politico giovanilistico. Dove comme il faut si fa un gran parlare di Barack Obama (chi sarà il nostro Obama? dove troveremo il nostro Obama?).

Si dimentica che il nuovo presidente americano ha sconfitto in campo aperto, al termine di una lunga e dura battaglia, Stato per Stato, elettore per elettore, due micidiali clan politici (Bush e Clinton) che hanno governato gli Stati Uniti negli ultimi venti anni.

Ce l’ha fatta non perché è su Facebook (anche), ma perché (innanzitutto) ha un’idea della natura della crisi degli Stati Uniti e un programma per affrontarla. È apparso autorevole, credibile, responsabile, capace di stringere forti legami sociali, di radicarsi nel Paese e tra la sua gente perché la sua intelligenza delle cose è maturata a contatto con la realtà in cui vive e si muove un popolo in carne e ossa e non nel mondo frammentato dell’immagine, dei consumi, delle mode, dello spettacolo dove abitano soltanto figurine di cartone».

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obama.gif Correnti? Componenti? Rossipileridibartolidigirolamipaparelli?

Nei retroscena giornalistici alla Minzolini, dopo le elezioni dei coordinatori dei circoli si parla molto di equilibri e di giochi di corrente.

Il dato che mi sembra più importante è invece quello dell’elezione di numerosi giovani: Silvia Camillucci, il mastro birrario Michele Pennoni , babbo Andrea Terenzi, Andrea Delli Guanti, Jonathan Monti (erede dell’ottima tradizione di Collestatte) e Francesco “Obama” Boria che ha sconfitto in una sfida appassionante Rita “Hillary” Castellani, che pure sottolineava la necessità di avere una lunga esperienza politica per guidare un circolo territoriale del PD (e allora come segretario comunale chi dobbiamo eleggere? Tina Anselmi?).

Insomma, complimenti a tutti i giovani eletti. Rinnovare si può, con pazienza e determinazione.

Daje mò!

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