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di-girolamo-150x1501Università, innovazione, ricerca: le tre direttrici dello sviluppo. Questo il tema del programma televisivo “Terni Siamo Noi” promosso dall’associazione CittAperta. Al dibattito, coordinato dal giornalista Alberto Tomassi, intervengono Cecilia Cristofori, docente universitario facoltà Scienze Politiche, Andrea Terenzi, ingegnere, ricercatore Centro europeo per le nanotecnologie dei polimeri, sen. Leopoldo Di Girolamo, parlamentare del Partito Democratico. “Terni Siamo Noi” andrà in onda questa sera su Tele Galileo, venerdì 13 marzo, alle ore 22.30 e, in replica, domani alle 15.45 e alle 21.

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 Il 6 marzo è stata organizzata da Confindustria la Giornata della Ricerca e dell’Innovazione.

Il convegno ha concentrato l’attenzione sugli scenari di sviluppo dell’economia e della ricerca, sulle politiche e sui servizi per sostenere l’impegno del Paese verso una nuova crescita basata sulla conoscenza e sull’innovazione a 360°.

E’ emerso un quadro drammatico: sui 30 Paesi OCSE siamo 23esimi per spesa in ricerca sul PIL(l’1,1% !!! – con una spesa dell’industria in ricerca pari solo allo 0,2% - contro il 2,3% ed il 2,6% di Germania e Francia) ed abbiamo appena 2,8 ricercatori ogni 1000 abitanti generalmente pagati molto male e con percorsi di carriera “campati in aria”.

“Se gli altri Paesi hanno il raffreddore, noi abbiamo la polmonite” ha sentenziato Montezemolo che punta l’obiettivo di arrivare nel 2011 ad una spesa per innovazione al 2% e per il 2015 al 3%.

Confindustria rilancia quindi proponendo 5 misure:

1) credito di imposta dal 10% al 20% automatico per la ricerca svolta all’interno delle imprese

2) incentivi statali per 10 anni per la ricerca privata

3) ampliamento del credito di imposta automatico del 40% sulle commesse che le imprese danno agli istituti pubblici di ricerca e le università

4) aumento da 5 a 6 dei filoni strategici

5) aumento del 5% annuo dei finanziamenti alla ricerca pubblica

Strade percorribili ma a mio avviso mettendo mano seriamente anche ad una completa riforma dell’Università (basta con una ogni campanile) e della valutazione della ricerca e una governance della ricerca e sviluppo dall’architettura più semplice ed in grado di supportare più efficacemente le PMI italiane.

Suggestiva la suddivisione di stampo anglosassone proposta da Pombeni sul Messaggero in “Università di istruzione” ed “Università di ricerca” che salverebbe l’esigenza di moltiplicare le sedi difronte ad una domanda molto estesa di qualificazione a livello universitario senza però porre qualsiasi Ateneo sullo stesso piano per cui bisogna dargli gli stessi mezzi di quelli dove si fa una ricerca di qualità e di livello internazionale…

A proposito dello stato della ricerca in Italia segnalo l’interessante contributo del Prof. Battiston, docente di Fisica Generale dell’Università di Perugia, “Ricerca scientifica: alcune considerazioni sul caso italiano” pubblicato sull’ultimo numero di AUR&S del quale condivido sia la lucida analisi che le conclusioni (oltre il simpatico modo di affrontare il delicato argomento). Spesso però mi capita, approcciando il tema da un’ottica di sviluppo locale, di domandarmi (ed in questo mi scuso per la rozza banalizzazione volutamente provocatoria!!!) se tutta la ricerca di base abbia la stessa dignità di finanziamento e sostegno.

Brutalmente: una ricerca su Leopardi o sulle tradizioni culturali delle popolazioni dell’Appennino deve essere sostenuta quanto una su di una sperimentazione su di un polimero o su di una cellula staminale?

Non è il caso di cominciare a finanziare prevalentemente attività che abbiano una ricaduta potenzialmente spendibile (tornando all’esempio di prima una ricerca su Leopardi per la costruzione di un parco letterario che generi occupazione in un territorio)?

In questo modo però quale è il confine ammissibile tra ricerca di base “curiosity driven” e ricerca applicata in un contesto sempre più “a risorse zero”?

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