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Era un po’ di tempo che cercavo informazioni sul debito pubblico italiano, e in particolare un bel grafico che mi sbattesse in faccia l’andamento del debito pubblico negli anni ottanta e novanta.

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Sono soddisfazioni constatare che il debito pubblico passi dal 60% del 1980, nella media europea, al 120 % del 1992.  E’ evidente che gli incrementi più’ sostenuti sono avvenuti durante i governi Craxi, 85-87, e con la liberalizzazione dei mercati valutari del ‘92. Ed e’ cosi’ che arriviamo alla situazione attuale:

482f0dedbdbe5_normalMa che cosa e’ veramente successo? Quali sono state le cause principali? Leggendo questo interessante articolo sembrano emergere due fatti rilevanti:

  1. La spesa pubblica italiana dagli ottanta ad oggi risulta allineata alla media europea

    Spesa primaria al netto degli interessi

    Spesa primaria al netto degli interessi

  2. Le entrate fiscali erano decisamente sotto la media europea

    Entrate in percentuale sul PIL

    Entrate in percentuale sul PIL

Cito dall‘articolo:

Settembre 1985. La pressione fiscale in Italia alla fine dell’anno sarà del 34.6% del PIL contro il 41% della media europea e addirittura il 45% della Francia. Alla festa nazionale dell’Unità, il ministro del Tesoro Giovanni Goria, parlando del piano per contenere il disavanzo, sbotta: “Ho rispetto per chi pensa di continuare a spendere come oggi aumentando le entrate[...]. Però non ci credo, non sono d’accordo. Piano piano avremmo uno Stato che tutto prende e poi tutto spende, uno stato di socialismo reale senza avvertire gli italiani che il socialismo è arrivato”

Ne emerge un dato politico interessantissimo. Sin dagli anni ‘80 i nostri politici hanno iniziato a dare la colpa del debito pubblico alla spesa sociale. E quindi sono arrivate efficienti politiche di tagli che colpivano in particolare le fasce sociali più deboli

finanziaria 1985 : tagli delle fasce sociali di Enel e SIP, aumenti dei ticket su farmaci e prestazioni sanitarie compresi fra il 15 e il 25%, aumento delle tasse universitarie e scolastiche (moltiplicate per 13!), riduzioni degli assegni familiari per il primo figlio, innalzamento dei contributi sanitari e previdenziali pagati dai cassintegrati.

che poi, condite in salsa prima repubblica:

… Di fronte a una tale potenza di fuoco, la corrente sociale della maggioranza non poteva che rifugiarsi nell’unico strumento che avrebbe permesso di correggere il testo di legge: il voto segreto. Il fenomeno dei cosiddetti franchi tiratori, oltre a distruggere l’immagine della spesa pubblica dirottandola impunemente verso scopi elettorali di partito, permetteva di abrogare gli articoli contenenti i tagli utilizzando i voti dell’opposizione, ma evitando quella scomoda immagine per un democristiano che costituiva un voto in Parlamento con il Partito Comunista. Il risultato fu eloquente: l’iter di approvazione della finanziaria 1986 durò cinque mesi, per un totale di circa 600 votazioni, quattro voti di fiducia, una ventina di sconfitte della maggioranza… e un disavanzo programmato di 110 mila miliardi di lire da finanziare con titoli del debito pubblico.

Credo sia fondamentale tenere in considerazione tutto questo per interpretare le politiche economiche di oggi.

… to be continued…

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